La Bonino sciopera E nel Pd in tanti adesso mugugnano

Emma Bonino ha iniziato uno sciopero della fame e della sete. Lo scopo? Convogliare l’attenzione di tutti su un problema che - almeno secondo la candidata del centro-sinistra al posto di governatore del Lazio - è fondamentale: la «mancata applicazione» della legge 43 del ’95 che impone ai Comuni di dare la più «ampia possibilità» ai cittadini di sottoscrivere le liste dei candidati alle elezioni regionali.
L’esponente radicale vorrebbe infatti che il governo mettesse in atto iniziative urgenti, magari dimezzando le firme o prolungando i termini per il deposito delle stesse. L’urgenza del momento è sotto gli occhi di tutti. Se infatti i radicali non riusciranno a raccogliere un numero sufficiente di firme verranno tagliati fuori dalla competizione, con l’inedito risultato di avere il candidato governatore ma non la sua lista politica. È ovvio che la Bonino parla alla nuora (il governo) perché la suocera (il Pd) intenda. E indirettamente invita i «compagni di avventura» a darle una mano per raccogliere le firme (visto che loro, come immaginano a largo di Torre Argentina, hanno gli strumenti adatti per aiutarla).
Bersani e Bettini si affrettano a difendere la «loro» candidata e a unirsi al coro di chi chiede al governo un intervento in merito. Nel loro partito, però, i malumori si sono fatti sentire vivacemente ieri per l’assenza della Bonino alla manifestazione «Buone Regioni» organizzata nella capitale proprio dal Pd. Era l’occasione per presentare i candidati e per manifestare le «buone ragioni» della loro scelta. Peccato che la Bonino (così come Vasco Errani e Filippo Penati) abbia disertato la kermesse. Era il luogo ideale per lanciare il suo «appello». Se le firme non si sono nel frattempo materializzate, la candidata del centro-sinistra si può consolare con la solidarietà del senatore Stefano Pedica (responsabile laziale dell’Italia dei valori). Nel partito di Di Pietro il gesto teatrale è un «comandamento». E Pedica prende al balzo l’occasione per finire sotto i riflettori. Anche se la legge parla chiaro e i suoi supposti limiti colpirebbero tutti i partiti (compresi quelli grandi e piccoli del centro-destra), tra i radicali e i dipietrini cresce l’«ansia» per questa «falla democratica». «Se una lista non riesce a raccogliere le firme - commenta un Alemanno molto perplesso sull’iniziativa - chi la guida dovrebbe interrogarsi sul suo grado di rappresentatività non fare scioperi della fame».
Uscirà intanto il 10 marzo da Bompiani il primo libro della radicale. Si intitola Alfabeto Bonino e ripercorre i 60 anni di storia politica e privata della militante. Se il voto alla fine non la premierà la Bonino si può consolare con la pubblicità indiretta al suo libro.