Boniperti passa a Del Piero «Avrei voluto i suoi palloni»

Quando decise di ritirarsi, consegnando le scarpe di gioco al magazziniere dello stadio Comunale di Torino dopo la vittoria farlocca (nove a uno) sulla baby Inter, Giampiero Boniperti non aveva ancora compiuto trentatrè anni. La sua carriera, in un calcio di pionieri, senza tivvù e senza diritti relativi, senza sponsor e senza panchina lunga, venne celebrata da cinque scudetti e due coppe Italia. Non moltissimo ma abbastanza per una didascalia degna di un campione, del rappresentante di un’epoca bella per la Juventus, dopo la scomparsa del grande Torino. Il mito di Giampiero Boniperti è nato, è stato alimentato e, infine, consacrato negli anni Settanta e a seguire, quelli del suo mandato dirigenziale, da consigliere prima, da presidente dopo. E’ in quel periodo che il fenomeno è diventato tale, il simbolo della squadra si è trasformato nella bandiera della juventinità, un eccellente calciatore prima, un superbo presidente dopo. Diceva Cuccia che le azioni non si contano ma si pesano. Parlava di finanza ma si potrebbe dire lo stesso per il gioco del football. I gol di Boniperti, i gol di Del Piero, l’attuale capitano bianconero ha superato, distaccato il presidente onorario e sembra destinato a toccare la cifra di duecento reti.
«Avrei voluto giocare io con il pallone di oggi e non con quella bestia dei miei tempi, quel pallone con la cucitura che ti spaccava la testa e il collo del piede, il mio poi numero trentotto...». Nonostante l’attrezzo Boniperti fece il suo e di più. Tutto da repertorio ma con una considerazione niente affatto marginale, direi anzi decisiva. Ne parla ancora, il presidente: «Avrei dato la metà del mio stipendio per giocare soltanto un tempo, magari i venti minuti finali come accade oggi. Non trascurate un fatto: vinsi la classifica dei cannonieri con ventisette reti in un periodo di grandissimi come Valentino Mazzola che finì alle mie spalle. Il calcio contemporaneo è un’altra cosa per tutto quello che gli gira intorno, medici, preparatori atletici, fisioterapisti, vice allenatori. Il calcio è dei calciatori non degli allenatori, concordo con Platini e la colpa è delle società che delegano»
Del Piero ha superato il presidente, anche in questo caso tutto previsto...
«Sì, io l’avevo detto e Del Piero continuerà a segnare, su rigore, su punizione. Sa come realizzai io l’ultimo gol della mia carriera? A Napoli, punizione, in porta c’era Bugatti, lui sistemava la barriera e io calciai subito dopo il fischio di Rigato che aveva interrotto il gioco per assegnarci la punizione a favore. L’ho ricordato nel mio libro. Sa che cosa le dico? Sono ancora tesserato per la Juventus, se mi allenassi…»
La grinta, l’entusiasmo, insomma Boniperti non molla come la sua Juventus che è cambiata restando uguale. E Del Piero sembra avviato verso una carriera presidenziale, anche in questo caso Boniperti conferma.
«Lo aspettiamo, senza punto interrogativo, magari sarà migliore la sua presidenza della mia. Si nasce capi, si nasce per comandare e, nel tempo, si affinano le qualità, l’esperienza completa la tua conoscenza. Del Piero ha al suo fianco Andrea Agnelli, addirittura più giovane di lui. Non facciamo previsioni»
Del Piero special one, dunque, Boniperti timbra il documento, Michel Platini aggiunge la propria firma d’autore: «Del Piero fa parte, deve far parte, della storia del calcio così come Paolo Maldini, come Totti, dobbiamo ringraziarli, dobbiamo proteggerli, li rimpiangeremo»
Nessuno può discutere le qualità tecniche di Del Piero, la purezza di stile e di comportamento professionale, così come nessuno criticava le doti di Boniperti, la sua capacità di essere mezz’ala ( si diceva così) o centroavanti (idem come sopra), soltanto Brera avanzava perplessità e rammarico perché «… Boniperti esige di ricevere la palla per concludere e fare gol come gli piace sempre... converrebbe invece a lui e alla squadra che si limitasse a impostare il gioco…».
Alessandro Del Piero sembra provocare le stesse riflessioni ma va al gol comunque e dovunque, non ha voglia di consegnare al magazziniere le scarpe da gioco, a trentacinque anni ha ancora voglia di giocare sul serio. Nella Juventus non è nato ma è come se ci sia stato da sempre, alla Juventus lo portò, da Padova insieme con Di Livio, proprio Boniperti. Ecco il trattino che distingue due fenomeni, due simboli. Quello che ancora divide Del Piero da Boniperti non sono i gol, non il numero di presenze, la cifra di segnature, la percentuale di realizzazioni. E’ il dopo, è la competenza, è la passione che ha caratterizzato Boniperti dirigente, anche la sua arroganza, a volte la sua spigolosa creanza, il silenzio superbo dinanzi a domande secche, specifiche.
Del Piero ha il suo sito internet, Del Piero è testimone pubblicitario, Del Piero è il capitano senza dover essere il capo. Per il momento. La sua storia continua.