Boniver: «Io andrò alle urne La legge va rivista e corretta»


«Andrò a votare Sì con grande convinzione». Margherita Boniver, sottosegretario al ministero degli Esteri, è scesa in campo con decisione al fianco dei referendari, impegnandosi in prima persona per la vittoria del Sì e la modifica radicale della legge sulla fecondazione assistita.
Sottosegretario Boniver perché è necessario cambiare la legge 40?
«Perché pone ostacoli intollerabili alle coppie che hanno difficoltà ad avere figli. Ingenera ingiustificati sensi di colpa in chi coltiva il legittimo desiderio di diventare padre o madre. Ed inoltre le statistiche confermano che da quando è entrata in vigore la legge è aumentato il cosiddetto turismo procreativo, ovvero i costosi viaggi all’estero delle coppie infertili».
Se fosse raggiunto il quorum e vincesse il Sì che cosa accadrebbe? Esiste il concreto rischio di derive eugenetiche e di selezione degli embrioni come affermano i difensori della legge?
«Non voglio neppure rispondere a polemiche sollevate a puro scopo propagandistico che non hanno alcun fondamento e sono falsità. Modificare alcuni punti della legge non significa abrogarla. La legge resterà ma corretta e migliorata con l’eliminazione di assurdi divieti e insensate contraddizioni».
Se dovesse fallire il referendum invece?
«Avremmo ancora una legge penalizzante per chi è infertile, che finirebbe per diventare un cittadino di serie B. Non si verrebbe incontro alle legittime aspirazioni di coppie sterili in un Paese dove il basso tasso di natalità è segnalato da tutti gli economisti come un grave problema. Questa è una palese contraddizione. Ma la cosa più grave è che se la legge venisse mantenuta non sarà necessario per tutti quei politici che hanno già espresso la volontà di rivedere la 194, rimettere in discussione la legge sull’aborto. Se la legge 40 non verrà modificata ci penserà la Corte Costituzionale a bloccare la 194».
Sarà inevitabile?
«Visto il modo in cui viene definita la tutela del concepito nella legge 40 sarà automatico rimettere in discussione la 194».
Che cosa succederà alla ricerca in Italia?
«L’Italia è già tagliata fuori per una cronica mancanza di fondi. Se a questa si aggiungeranno i vincoli proibizionistici della legge i ricercatori avranno le mani legate. Una vera e propria umiliazione per la scienza e per scienziati come Umberto Veronesi e Rita Levi Montalcini che si vedono paragonati a Mengele, un paragone inaccettabile».
Molti pensano che lo strumento del referendum sia improprio per questi temi. Lo slogan degli astensionisti è: sulla vita non si vota.
«Non stiamo facendo un referendum sulla pena di morte ma sulle tecniche che possono migliorare la paternità e la maternità degli italiani, cittadini adulti. Dov’è il crimine? Ma al di là della legge la posta in gioco è altissima».
Qual è?
«È in gioco la laicità dello Stato. Se per esempio nel prossimo parlamento ci fosse una maggioranza composta da Testimoni di Geova che faremmo, proibiremmo per legge le trasfusioni di sangue? Lo Stato deve restare laico e non deve interferire con la libertà procreativa di adulti consapevoli. Qui siamo di fronte al rischio di uno Stato etico che si infila sotto le lenzuola matrimoniali dei cittadini».
\