Bonnie «Prince», cantastorie «alternativo»

Grande appassionato di cinema, Will Oldham, classe 1971, da Louisville, Kentucky, voleva diventare un attore, ma non c'è riuscito. In compenso, attraverso una carriera quindicinale, quantomai prolifica di canzoni, dischi, collaborazioni e pseudonimi (l'ultimo in ordine di tempo è Bonnie «Prince» Billy), si è ritagliato un ruolo di primo piano in materia di cantautorato a stelle e strisce contemporaneo. Paladino del rinascimento acustico degli anni ’90, questo anomalo «principe» dall'inconfondibile voce flebile, è un cantastorie all'antica maturato nell'era della musica alternativa a bassa fedeltà e del post-rock (sarà un caso che Johnny Cash ha inciso un suo brano?), i cui testi, il più delle volte «risultato» di visioni fuori dal comune, traggono origine da un ostinato bisogno di raccontarsi. A fare da ossatura portante dello show milanese (a proposito: lo accompagnerà dal vivo il batterista Alex Neilson) sarà «The letting go» lo struggente album registrato l'anno scorso in Islanda con il produttore Valgeir Sigurðsson (già collaboratore di Björk, Múm e Cocorosie) e alcuni colleghi-amici come il violinista australiano Jim White (con Nick Cave nei Bad Seeds e ora nel progetto Grinderman) e l'eccentrica vocalist statunitense Dawn McCarthy dei Faun Fables. Un lavoro dal sound scarno ed essenziale, manifesto di tutte le sue ossessioni (dolore e sofferenza, sesso e religione) che evoca il folk rock elettrico, il country e il blues delle origini. Supporter i milanesi Ronin.
Bonnie Prince Billy e Ronin
stasera ore 21
Transilvania Live, via Paravia 59
Ingresso 15 euro