Bonolis: colpa di Cattaneo se ho lasciato la Rai

Paolo Scotti

da Roma

Stavolta c’era una poltrona sola. E rossa. Sparite le quattro bianche, colpevoli d’indurre ad inopportuni quanto sfavorevoli confronti (avete presente Porta a Porta?); spariti i temi cupi, gli ospiti accigliati, la seriosità d’ordinanza. All’undicesima puntata Matrix ha provato ad alleggerire i toni, cercando di tirarsi un po’ su. E chiamando alla solidarietà un altro illustre deluso dagli share di casa Mediaset. Così venerdì sera, attorno alla scaramantica poltrona rossa, Enrico Mentana e Paolo Bonolis hanno firmato una polizza di aziendale mutuo soccorso.
«Perché sei tornato in Mediaset?» ha chiesto Enrico a Paolo, facendo balenare chissà quali retroscena. «Qualcuno ha detto che l’ho fatto solo per i soldi - è stata la risposta -. Ma questo è solo un paravento per mascherare la verità». Che ruoterebbe attorno al solito colpevole: Flavio Cattaneo, ex direttore generale Rai. «Ero diventato un burattino in mano ad uno che voleva fare il burattinaio. E io al potere mi assoggetto; non mi sottometto». La crisi sarebbero esplosa proprio quando tutto andava per il meglio: «Affari tuoi faceva ascolti record, Domenica in funzionava. Poi, all’improvviso, Cattaneo ha avuto una sorta di voltafaccia. Non riuscivo più a trovarlo, non riuscivo più a farmi ricevere da lui. Quando Ricci attaccò Affari tuoi difesi io il programma, senza che lui si facesse vivo; quando annunciarono che dopo Sanremo avrebbero sospeso Affari tuoi, dovetti minacciare di non fare il festival se non mi facevano continuare il quiz». E la spiegazione dell’inspiegabile ostilità ha del paradossale: «Era come se Affari tuoi gli fosse scoppiato in mano. S’erano augurati un ascolto del 26 per cento, e avevamo raggiunto il 40. Risultato: la trasmissione veniva accorciata da 31 a 25 minuti. A gennaio fu sospesa e sostituita con le Tre scimmiette della Ventura. Perché? Ancora me lo chiedo». Ma mentre gli altri dirigenti Rai (Alberoni, Del Noce, Paglia) erano solidali, Cattaneo restava irreperibile («E il nuovo contratto era lui, a doverlo firmare»). Finché sarebbe stato inevitabile rivolgersi altrove: «Quando suoni un citofono e nessuno ti risponde che fai, resti all’addiaccio? No: suoni ad un altro portone». Ovvero a quello di casa Mediaset.
Pur non svelando, in realtà, niente che già non si sapesse, lo sfogo di Bonolis ha suscitato pronte reazioni: «Non è vero che l’ex direttore si sia disinteressato di lui - hanno fatto sapere ambienti vicini a Flavio Cattaneo - al contrario, era in continuo contatto col suo agente Lucio Presta. E i contratti può firmarli anche un agente». Inoltre a gennaio, tramite la stampa, Cattaneo aveva fatto sapere all’artista «d’essere disponibile a cercare per lui altre soluzioni artistiche».
Comunque sia andata, l’esordio poco brillante del transfuga milionario (da lui smentito: «Ho saputo di dover fare Serie A otto giorni prima dell’inizio del campionato. Ciononostante ora ci siamo stabilizzati, e facciamo il 29 per cento, come faceva Novantesimo minuto») lo rende scontento. «Al primo risultato che non quaglia tutti ti attaccano. Quando Pupo in Affari tuoi ha esordito col 32,63 il Corriere ha titolato: «Grande successo». E poi: «Superiore a quello che fu l’esordio di Bonolis». E grazie al ciufolo: allora Affari tuoi non lo conosceva nessuno! Se volete fare i paragoni, fateli con la mia ultima puntata. Che è stata di sette punti superiore. Se vuoi celebrare qualcuno non c’è bisogno di mortificare qualcun altro». Teso, nonostante la smargiassa comicità di prammatica, Bonolis è parso spontaneo soprattutto in un’ammissione: «Sai qual è la mia vera amarezza? Vedere un programma che ho creato io, a cui ho dato l’anima, condotto benissimo da un altro. Pupo lo adoro. Ma io ci sto male». Quanto ad una futura riconciliazione con Antonio Ricci e Striscia: «Basterebbe rendersi conto che si è sbagliato. E finirebbe lì. Ma penso non sia ancora arrivato il momento».