«Dopo Bonolis la Rai rischia di perdere anche me»

Il Molleggiato attacca il direttore generale, ma la Tv pubblica replica: «Tutti i contratti sono firmati, non ci sono materiali bloccati»

Laura Rio

da Milano

Ricomincia il tormentone. Celentano sì, Celentano no. Dopo mesi di trattative, scontri, incontri, minacce di ricorrere ai giudici, si era arrivati a un punto: la firma messa nero su bianco. Il contratto tra la Rai e Celentano è stato firmato due settimane fa. Programma in quattro puntate, Rockpolitik (dopo essere saltato ad aprile) dovrebbe andare in onda a ottobre, periodo lontano da elezioni e da conseguenti paure che il Molleggiato si metta a predicare e a invadere campi «spinosi». Ma appena il cantante insieme al suo gruppo di lavoro ha ricominciato a mettersi seduto attorno a un tavolo per costruire la trasmissione, ha perso la pazienza. E ha dato un altro stop. Ieri, furioso, ha comunicato ai giornali: «Dopo i Mondiali e Bonolis, Flavio Cattaneo (definito “freddo ragioniere della fiera”) rischia di perdere anche Rockpolitik». Il cantante, in quello che definisce il «bollettino numero 1» indirizzato alla stampa, spiega: «È dal mese di febbraio che la Rai tiene bloccato il materiale necessario, da me richiesto, per la preparazione del programma. Blocco che, a sua volta, produce una serie di reazioni a catena, causando altri blocchi nei vari settori: dall'orchestra alle decisioni musicali, dalla scenografia alla disdetta delle prime quattro riunioni con gli autori fino alla mancata autorizzazione a girare i filmati, parte integrante di Rockpolitik». «Mi troverei, quindi, mio malgrado, viste le costanti difficoltà e la ristrettezza dei tempi ormai a rischio - sottolinea Celentano - a dover dare un ultimatum alla Rai. Ma aspetto. Il tribunale può attendere. Voglio vedere “dove vuole arrivare”, diceva Totò riferendosi a uno sconosciuto che lo prendeva a sberle. E anch'ìo sono curioso. Certa una strana Rai quella di Cattaneo. I programmi non esistono, però l'azienda è in attivo. Poi cosa importa se il servizio pubblico non informa e non spiega, ad esempio, gli argomenti del referendum in modo adeguato, specialmente su un tema così delicato e importante come quello della vita». Il cantante se la prende soprattutto con il direttore generale Cattaneo e conclude: «Troppe erano, e sono, le ombre che si aggiravano e si aggirano attorno ad un nuovo accordo che per la seconda volta, nonostante la recente messa in onda degli spot, seguita ad essere spudoratamente ostacolato».
La Rai mostra di cadere dalle nuvole. «Con stupore sono state accolte le dichiarazioni di Celentano, perché tutti gli accordi presi dall'Azienda sono stati mantenuti. I contratti e le altre clausole, di elevato contenuto economico, sono stati regolarmente firmati dopo l'approvazione del Consiglio di Amministrazione dell'Azienda. Non c'è inoltre alcun materiale bloccato dal febbraio scorso. Il materiale richiesto per il programma è stato già spedito al Clan Celentano. Si tratta della copia di tutti i programmi Rai ai quali il cantante ha partecipato, quindi una notevole quantità di registrazioni che dovevano, come da loro preteso, essere riversate in alta qualità, con i necessari controlli». «Dispiace constatare - si legge ancora nella nota - che, ancora una volta, intorno al rapporto per la realizzazione di Rockpolitik sia necessario intervenire su problemi non sempre di rilievo che potrebbero essere risolti con reciproci chiarimenti. La correttezza dei rapporti e la reciproca fiducia, nell'interesse comune di fare un programma tv di elevato livello artistico, potrebbero evitare polemiche sterili che possono risultare dannose proprio per il successo della trasmissione e del suo protagonista». Il consigliere anziano della Rai Sandro Curzi chiede lumi e dichiara: «L'ipotesi che l’azienda possa perdere anche Celentano, dopo Bonolis, non può non preoccupare seriamente chi ha a cuore le sorti del servizio pubblico».
Insomma, non c’è da stare tranquilli. Se questa trasmissione prima o poi si farà, avrà ancora una gestazione difficile e tormentata.