Bonolis: "Se Sanremo sarà mio lo ribalterò di nuovo"

Il presentatore parla agli studenti a Lecce. "L’opzione di Mediaset per tenermi altri due anni vale solo se sono d’accordo anch’io"

Lecce - Com’è difficile montare in cattedra! O facilissimo - invece? - a giudicare dalla disinvoltura con cui Paolo Bonolis ha tenuto una «lectio magistralis» presso l’Università del Salento a Lecce - invitato a seguito del Premio Barocco che, promosso dallo stesso ateneo, riceverà stasera in diretta Tv su Raiuno -. Farsi professore degli altri sembra semplicissimo. Anche a costo di qualche strafalcione.

La Tv di oggi, le sfide di ieri, il futuro prossimo. Questi alcuni passaggi della «prolusione» durata circa due ore. Riguardo il Festival di Sanremo, «Mediaset vanta un’opzione nei miei confronti? Ma questa è una faccenda meramente tecnica - ha commentato con i giornalisti, riferendosi allo stop che la Tv commerciale sta ponendo al suo (momentaneo?) ritorno su quella pubblica, concedendogli comunque di condurre Sanremo -. È vero che alcune clausole del contratto parlano di “opzione”. Ma sono clausole bilaterali. Per renderle effettive, insomma, dobbiamo essere d’accordo entrambi». E così, nell’attesa di decidere, Bonolis finge di non avere ancora nulla a che fare con il Festival: «Se lo farò lo comunicheranno Rai e Mediaset. Altrimenti sono solo proiezioni, e rischiamo di fare la stessa figura degli exit poll di cinque anni fa». Ma se alla fine Sanremo fosse di nuovo suo? «Lo ripenserei in toto. Andare lì solo per presentare chi canta, francamente no, grazie. Anche perché ci sono centinaia di giornalisti che lo prendono maledettamente sul serio, quasi che lavorare al Festival sia come lavorare alla mappatura del genoma».

La vera e propria «lectio magistralis» è partita con un fervorino con cui il divo della Tv commerciale ha invitato 400 universitari a dire «no» al mercato: «La Tv vi dà del tu. Ma voi dovete imparare a darle del lei. Dovete imparare a dire no. Quando invitai al Senso della vita il teorico della comunicazione Chomsky, lui chiese una barca di soldi. Non amo chi monetizza troppo». Il che, detto dalla star televisiva più pagata d’Italia è per lo meno singolare. Ma Bonolis dichiara «d’essere nato a fine anni Sessanta, anni in cui la controcultura replicava all’asservito benvestito». Così alcune ingenue domande ottengono risposte altisonanti. Perché non si parla di iniziative pro-immigrati come «O’ scià» di Baglioni? «Perché c’è una ragion di Stato che prevede che certi messaggi non arrivino». Perché fra i giornalisti solo Santoro o la Gabanelli dicono la verità? «Perché anche questi giornalisti sono riusciti a dire “no”». Perché metà dell’informazione Tv è asservita al Vaticano? «Non solo l’informazione. Anche il potere lo è. Anche l’anima. Sempre ammesso che l’anima esista davvero». Indecisi se considerarlo professore o star mediatica, molti studenti lo interrogano semplicemente sui suoi programmi. Così si viene a sapere che «su Affari tuoi venne effettuata una castrazione chimica, per delegittimarlo a favore di Striscia la notizia. Quando il mercato viene squassato da una novità imprevista, quel mercato l’abortisce. Così venni indotto a smettere, e fui sostituito con un altro». Fattore C era nato «solo da una necessità commerciale. Non lo sentivo, non volevo farlo, ma ci sono esigenze contrattuali che devi assecondare». Da Serie A, invece, se ne andò perché «io non sono un giornalista, e non ho briglie che mi dicono dove andare. Il che non è gradito ai giornalisti». Solo uno studente ha il coraggio di osservare che, nelle ultime edizioni, Ciao Darwin era «scaduto a livelli di pornografia leggera». Ma di fronte a questa unica constatazione critica, Bonolis se la cava con facilità: «Abbiamo lavorato senza badare a tanti pregiudizi e sempre sul filo dell’ironia. Abbiamo parlato di tutto senza considerare nessuno un nemico. È il potere che ti fa avere paura di un nemico, per tenerti più facilmente in pugno. Nella sua assurdità, Darwin voleva raccontare solo questo».