Bonolis si lancia in una commedia sesso & politica

Ancora la firma non c’è, ma il presentatore è pronto a girare in maggio il film «Commedia sexy»

Michele Anselmi

da Roma

Ormai è fatta. O quasi. Anche se tutti negano, per la serie: «Niente di concreto, bisogna definire il cast, nessuno ha firmato» eccetera. Paolo Bonolis debutta nel cinema con Commedia sexy, scritto e diretto da Alessandro D'Alatri. Sì, il regista di film come Senza pelle e I giardini dell'Eden, Casomai e La febbre, gli ultimi due interpretati da Fabio Volo, altro volto tv capace di imporsi per simpatia e naturalezza. La notizia gira nell'ambiente da qualche settimana, in un alternarsi di mezze verità e depistaggi. Una cosa è certa: il quarantacinquenne Bonolis, reduce dal successo di Il senso della vita, ha letto avidamente il copione, dichiarandosi disposto a fare il film, neanche per cifre astronomiche (tanto ci pensa Mediaset a pagarlo 8 milioni di euro all'anno). Però c'è un problema di date: Cattleya, che potrebbe allearsi con la Warner Bros Italia così rinnovando il sodalizio di Romanzo criminale, pensava di dare il primo ciak a metà giugno, se non dopo; il popolare divo si renderebbe invece disponibile per tre-quattro settimane a partire da metà maggio. O così o pomì. Il che sta obbligando D'Alatri a un tour de force niente male: tra messa a punto del cast, sopralluoghi, scenografie e incombenze varie.
Però la notizia è gustosa. Bonolis non ha mai fatto mistero di amare il cinema. Le sue biografie riportano infatti: «Sin da giovanissimo apre una piccola casa di produzione e realizza un cortometraggio intitolato L'appuntamento, che incontra il parere favorevole della critica». Poi è vero, come celiò nel suo famoso monologo su Raiuno contro quei birbanti di Striscia la notizia, «nella vita ci sono le cose reali e le cose supposte: se da una parte mettiamo le cose reali, le supposte dove le mettiamo?». Stavolta, però, non sembrano esserci dubbi. La storia vergata da D'Alatri l'ha molto divertito, al punto di convincerlo a tentare il salto davanti alla cinepresa, sia pure in una cornice d'autore che guarda al grande pubblico.
Come anticipato dal Giornale il 24 marzo, trattasi di una commedia un po' alla Germi (il Germi di Signore & signori), incentrata sulle disavventure di un politico moderato, un deputato centrista e cattolico, impegnato a varare una legge a favore della famiglia. L'uomo, tra Casini e Mastella, dovrà destreggiarsi in una trama sentimentale-sessuale che potrebbe trasformarsi in uno scandalo, devastante sul fronte dell'immagine pubblica. Marito formalmente irreprensibile e padre di due figlie, s'è incapricciato di una «velina» svelta, e pure di talento, che rivendica un posto nella sua vita. Il doppio gioco sentimentale si fa rischioso, qualcuno comincia a chiacchierare, l'unico amico con il quale confidarsi è il suo autista, anch'egli alle prese con guai coniugali.
«Posso dire che è uno dei copioni più brillanti che abbia mai letto», s'era sbilanciato qualche giorno fa il produttore Riccardo Tozzi, che però non conferma l'accordo con Bonolis e tanto meno l'inizio delle riprese. «No comment» sia da Lucio Presta, storico agente del presentatore, sia dal regista, furioso per la piccola fuga di notizie. Nondimeno al Giornale risulta che fervono i lavori di pre-produzione, in modo da rispettare i tempi ristrettissimi imposti, prima della pausa estiva, da Bonolis. Il quale potrebbe essere affiancato da Elena Santarelli e da Margherita Buy, nei panni rispettivamente della «sventolona» e della moglie. Da scegliere l'attore al quale affidare il ruolo dell'autista-complice (non sarà Luca Laurenzi).
Certo, un notevole cambio di marcia per D'Alatri. Che sembrerebbe abbandonare il pessimismo temperato di La febbre, intriso di teneri omaggi alla saggezza del presidente Ciampi e alla forza poetica della Mappa del Nuovo mondo di Derek Walkott, per orchestrare una commedia tutta sesso & politica, dai toni leggeri, calata nell'Italia un po' ipocrita del ritorno al proporzionale. La domanda è: ci riuscirà con Bonolis? L'idea è di trasformarlo in un personaggio vagamente alla Sordi, un anti-eroe dei nostri tempi, furbo e buffo insieme. «Sono ottimista e anche molto curioso», confessa il regista Giovanni Veronesi, esperto di passaggi dal piccolo al grande schermo. Volle Alessia Marcuzzi per Il mio West, Teo Mammucari per Streghe verso Nord e riuscì quasi a convincere Fiorello a interpretare un episodio di Manuale d'amore. «Non ho pregiudizi. Certi personaggi televisivi risultano sciolti davanti alla cinepresa, più di tanti attori impostati. L'importante è cucire loro addosso dei personaggi veri, non delle fotocopie. Bonolis è bravo, eclettico e simpatico. Basta che al cinema non faccia se stesso». Quindi... «Perché questo politico centrista funzioni, dovrà compiere un doppio salto mortale, spersonalizzarsi, purificarsi un po', infine reinventarsi. Ma non vedo problemi. Guardi cos'è riuscito a fare Avati con la Ricciarelli».