Bonolis «Con Sordi mi sono identificato»

«Un americano a Roma». Un mondo in un film, dal racconto di un personaggio (Nando Moriconi) profondamente romano a quello di un’Italia intera uscita da poco dalla guerra e già in parte americanizzata sull’onda del Piano Marshall. Il film di culto diretto da Steno e interpretato magistralmente da Alberto Sordi (che in quel lontano 1954 aveva già partecipato alla bellezza di 12 film) è stato ieri riproposto al Festival in una versione accuratamente restaurata dalla Ripley's Film di Angelo Draicchio che ha parlato di una lavorazione molto complessa a causa dei negativi degradati, dal Centro sperimentale di cinematografia (di cui Steno peraltro è stato allievo), da Marzi, in collaborazione con Sky Cinema (al suo quattordicesimo film restaurato) che lo trasmetterà venerdì prossimo alle ore 21 su Sky Cinema Classics e in contemporanea su Sky Cinema HD. A introdurre il film al pubblico è stato chiamato Paolo Bonolis che in un contributo di cinque minuti spiega cosa Sordi abbia rappresentato per lui. Incontrando i giornalisti, il prossimo conduttore di Sanremo, oltre a ringraziare più volte Sky (li ha definiti «i nuovi amici» senza escludere altre collaborazioni in futuro) ricorda come Sordi «abbia raccontato l’animo del romano nel più profondo dei modi, sapendo cogliere l'essenza di chi è imbevuto della luce arancione di questa città». Bonolis non nasconde naturalmente di «essere cresciuto con lui fino all’identificazione», tanto che è frequente ascoltare nelle sue conduzioni fraseggi che rimandano al grande Sordi oltre che, ma è un dettaglio, conservare la sua voce come suoneria del telefonino. «Non uso certo alcune sue espressioni per calcolo ma perché mi viene spontaneo, anche a casa con i bimbi o quando litigo con mia moglie. Le utilizzo come piattaforma comunicativa», confida il conduttore.