Bonomi: «Sea, in Borsa fino al 35% in giugno o a novembre»

Il presidente: «Il Comune non venderà titoli, ma si diluirà nel capitale dopo un aumento riservato al mercato». Otterrà, preliminarmente, un dividendo straordinario che viene indicato in 160 milioni

Paolo Stefanato
La Sea, la società che gestisce gli aeroporti di Linate e Malpensa, ha avviato il processo che la porterà a quotarsi in Borsa. La scelta ha una motivazione precisa: il Comune di Milano (azionista di maggioranza con l'84,7%), colpito dai tagli della spesa pubblica, per non ridurre i servizi ai cittadini ha scelto di far cassa cedendo delle partecipazioni. Non è la prima volta che la Sea si avvicina al mercato. Ma nel 2001 l'ingresso in Piazza Affari fu bloccato dalla crisi che esplose l'11 settembre, mentre nel 2005 una gara per la cessione del 30% andò sostanzialmente deserta. Il presdidente della Sea, Giuseppe Bonomi, spiega oggi in anteprima le linee che guideranno l'operazione. «Si tratterà di una Ipo tramite Ops - è la sua prima precisazione - saranno cioè offerte ai sottoscrittori nuove azioni provenienti da un aumento di capitale. Con questa modalità il denaro fresco resterà nelle casse della società, che ne risulterà rafforzata».
Se il Comune di Milano non vende una quota, come otterrà il denaro che si propone di incassare?
«L'aumento sarà privo del diritto di opzione e gli attuali soci verranno diluiti. Ma la società distribuirà un dividendo straordinario, nei limiti delle riserve disponibili già accumulate, che andrà ai vecchi azionisti».
Così il Comune da un lato incassa l'assegno, dall'altro vede scendere la sua quota. Si è parlato di una discesa del 30-35%. Non è che nel cambio ci rimetterà?
«Il Comune non ha ancora fissato paletti, ma il suo scopo dichiarato è quello di continuare a controllare la società. Dal punto di vista economico, la sua quota scenderà, ma varrà molto di più grazie ai mezzi freschi in arrivo».
É vero che il dividendo sarà di 160 milioni?
«Stiamo attendendo che il Comune lo precisi nel suo bilancio».
Qual è la redditività della società?
«Non abbiamo mai chiuso in rosso, nemmeno nell'esercizio 2008 che è stato orribile. Nel 2009 l'utile è stato di 53 milioni, di cui 22 provenienti dalla gestione ordinaria. Nel 2010 è stato significativamente superiore, e abbiamo in previsione di distribuire anche il dividendo ordinario».
Quanto vale la società?
«É un'indicazione prematura; il prezzo delle azioni viene fissato alla viglia del collocamento».
Ma come viene calcolato?
«Viene espresso un multiplo dell'Ebitda».
Il vostro ultimo Ebitda di quanto è stato?
«Di 140,3 milioni»
A che punto è il processo di approdo in Borsa?
«È in arrivo l'atto di indirizzo del Comune, che sarà il via libera ufficiale. Noi abbiamo già predisposto una data room, stiamo lavorando al progetto e stiamo incontrando tutte le principali banche, italiane ed estere».
Con che riscontri?
«Nessuna voce dissonante. Piace la capacità dimostrata dalla società di reagire e superare le criticità - ricordo in particolare il ridimensionamento di Alitalia su Malpensa -, la sua capacità di chiudere in utile anche negli anni difficili e di non rinunciare agli investimenti. È apprezzata anche l'assenza di conflitti sociali».
Quando la Sea entrerà a listino?
«Contiamo che l'iter preliminare sia concluso entro marzo. Poi le finestre per il collocamento sono due, giugno o novembre. Speriamo di farcela già per giugno, dipenderà anche dalle condizioni del mercato».
Avete già scelto gli advisor?
«Non ancora. Ci affiancherà comunque un consorzio di primari istituti italiani e stranieri».
Che prospettive si deve aspettare un azionista dai vostri titoli?
«Abbiamo un progetto industriale importante che ha cominciato a dare frutti positivi. Le previsioni di crescita sono correlate a investimenti significativi e alla capacità di competere con gli altri aeroporti europei. Va ricordato che secondo le stime entro il 2025 il traffico aereo in Europa raddoppierà. Noi cresciamo più del mercato e nel 2015 abbiamo l'appuntamento con l'Expo».
La vostra controllata Sea Handling è ancora in perdita?
«Nel 2011 raggiungerà il pareggio operativo».
Quanto dipende la vostra redditività dalle tariffe pubbliche?
«Nel consolidato i ricavi regolamentati pesano per un terzo».
Sull'aumento delle tariffe è da tempo in corso un dibattito che non ha ancora vuto esito.
«Le tariffe sono ferme dal 2000 e sono inferiori del 40% alla media europea. Sono essenziali per sostenere gli investimenti. Mi auguro che la situazione possa sbloccarsi il prima possibile».
Tre euro in più a passeggero?
«Non si sa ancora. Ma potrebbe anche essere di più, e me lo auguro»
Quanti sono i vostri passeggeri?
«In tutto 27,3 milioni. Ma le tariffe gravano solo su quelli in partenza, che sono circa la metà».
Intanto state mettendo a punto per Malpensa un nuovo modello di hub.
«Sono in corso le sperimentazioni con esiti positivi: il progetto si chiama ViaMilano. Intendiamo - noi, società aeroportuale - mettere in connessione i voli di breve e lungo raggio di compagnie diverse. È la prima volta che un aeroporto avvia un'iniziativa di questi tipo. Sarà una vera rivoluzione».