Bonus ai bebè, smontate le accuse dei sindacati

Emanuela Fontana

da Roma

Il giallo del bonus-bebè è un buco «nel latte». Tanto rumore per nulla perché in realtà basta essere mamme o papà da pochi mesi, o zii o nonni, per sapere che non c’è nessuno scandalo-spedizioni nelle letterine inviate dal premier Silvio Berlusconi in questi giorni ai neonati in cui annuncia un regalo da mille euro per i piccoli che abbiano determinati requisiti. Qui sta il punto: i requisiti. Due giorni fa Cgil e Cisl avevano denunciato che le letterine di Berlusconi ai bambini erano arrivate anche ai piccoli immigrati che invece, per legge, non possono avere diritto al bonus se non sono cittadini italiani. Un limite che può essere discutibile, e infatti è stato discusso in Parlamento nella Finanziaria. Ma non si è trattato di una gaffe del governo, semplicemente perché gli annunci sono stati spediti a tutti i nati nell’anno 2005, indipendentemente dalla nazionalità e dal reddito, in base agli elenchi forniti dalle anagrafi. Il tetto di 50mila euro di guadagno annuale è infatti l’altro requisito necessario. Le letterine sono state inviate dunque al piccolo immigrato ma anche al piccolo Totti, per fare un esempio, che non può accedere ai soldi esattamente come un bambino immigrato. Perché è italiano ma ricco. Nel modulo allegato alla lettera di Berlusconi vengono precisati i requisiti. Se i genitori ne sono in possesso, devono compilarlo e presentarsi alle Poste nell’ufficio indicato. Sta dunque alla sincerità dei singoli decidere se andare all’ufficio postale oppure no a partire dal 15 febbraio.
«All’ufficio postale bisogna presentare una autocertificazione con dati di nascita e reddito - chiarisce la sottosegretaria al Welfare Grazia Sestini - , chi non ha diritto non si deve presentare. Neanche tutti gli italiani per legge ne hanno diritto. La legge è molto chiara». L’invio mirato con il controllo dei redditi dei singoli «sarebbe incorso anche in rischio di violazione della privacy», avverte Sestini. E per quanto riguarda l’estensione ai piccoli immigrati «bisognerebbe cambiare la legge». Magari chissà, nella prossima Finanziaria. Luigi Casero, responsabile economico di Forza Italia, dà la stessa spiegazione: «La lettera di Berlusconi è un’informativa, che si basa sul meccanismo dell’autocertificazione. Chi ha i requisiti può accedere al bonus, chi non li ha non può: un sistema così chiaro può essere oscuro solo a chi è in malafede».
A Omnibus su La7 Piero Fassino aveva definito ieri l’iniziativa «l’ennesima bufala». Il capogruppo dei Comunisti Italiani, Pino Sgobio, era ricorso al termine di «lettera truffa», ordinando al premier «di chiedere scusa». Riccardo Pedrizzi di An ha risposto per le rime a Fassino: «L’ennesima bufala è lui». «Ma chi fa un figlio per mille euro?», ha provocato Francesco Rutelli. Mille euro sono un mini-conto corrente che potrà fruttare per i neonati da poco al mondo, almeno un mese di respiro su pannolini e latte. Per le «bufale» i baby beneficiari sono ancora troppo piccoli.