Il bonus bebè clonato da Prodi

Carissimo Granzotto, siamo una coppia giovane di Pordenone non sposata, che da circa due mesi ha scoperto la gioia di avere un bellissimo bambino. Avendolo avuto nel dicembre 2005, abbiamo beneficiato dei 1.000 euro donati dal Governo. Questa bella notizia, l’abbiamo voluta condividere con alcuni dei nostri amici, i quali purtroppo politicamente la pensano diversamente da noi. Infatti, alla lettera del Premier e ai soldi donati dal Governo, hanno avuto il coraggio di replicare che era tutta una legge a favore della famiglia Berlusconi, e in particolare alla figlia Marina la quale è diventata mamma proprio nell’anno 2005. Di fronte a questa assurda e comica affermazione, ci siamo posti la domanda se il popolo di sinistra, in Italia, può continuare ad avere un odio viscerale contro il nostro Presidente, ma non per la carica che riveste, ma per la sua persona. Perché ci sembra ridicolo dire (ma ancor di più pensare!) che Marina Berlusconi abbia bisogno di un provvedimento di legge per avere 1.000 euro! Inoltre, la cosa più assurda, che altre persone che conosciamo, pur essendo dichiaratamente di sinistra e fermamente contro Berlusconi, avendo avuto una nascita in famiglia hanno beneficiato dei 1.000 euro, continuando a rimanere con le loro banali opinioni.

Avete letto, cari Luca e Irene? Nel solco della sua campagna elettorale “seria, robusta, dinamica e sobria”, ma soprattutto “nuova”, anche Prodi promette quel che Berlusconi già eroga: il bonus-bebè. Però, siccome Prodi è un bauscia, ha rilanciato: non mille euro, ma - rullino i tamburi di latta - ben 2mila e 500, alè. E mica solo ai bebé che verranno al mondo nel corso del suo fulgido ma al momento ipotetico governo, anche a quelli nati sotto la tirannia di Berlusconi, a tutti gli infanti da zero a tre anni. Con l’impegno - molto robusto e molto dinamico, ma poco serio e pochissimo sobrio - di estendere il ricco spillatico fino al compimento del diciottesimo anno di età: mille e cinque per diciotto fa 27.000 euri. A cranio. E poi dicono d’esser sobri. E non basta: oltre al contante, Prodi, sobrio come Andy Capp il sabato sera, promette anche di tirar su in quattro e quattr’otto tremila nuovi asili nido che rappresenteranno “il pilastro del nuovo welfare”. L’obiettivo, ha poi precisato prima dell’esame col palloncino, è il “sostegno universale”.
Be’, non vi dico, cari Luca e Irene, come l’Unità ha dato la notizia. Neanche il Popolo d’Italia al tempo della buon’anima. E Repubblica? Non stava nella pelle: l’idea l’ebbe per primo Berlusconi? Può darsi, ma il suo, suo del Berlusca, bonus è “discusso” (una schifezza) mentre quello di Prodi, “al di là dell’assonanza comunicativa basata su cifre secche e concetti semplici” (l’autore di questo bell’inciso, Roberto Petrini, intendeva semplicemente dire che il Professore ha copiato il Cavaliere), è un babà. E lo è perché non si chiama volgarmente “bonus”, ma più sobriamente “assegno per il sostegno delle responsabilità familiari”. E perché sostituisce le deduzioni Irpef per i figli a carico e gli assegni familiari tutta roba, come acutamente osserva Repubblica, “modestissima” e quindi tanto vale farla fuori. Poi però cambia idea affermando che quelle provvidenze, quelle che verranno abolite, hanno un costo analogo al “sostegno universale” e così in noi eticamente svantaggiati sorge il dubbio che il vecchio Prodi con una mano dà e con l’altra toglie. Nel caso contrario dovremmo umilmente ammettere - e io son pronto a farlo - che il suo “sostegno universale” fa giustizia della legge ad personam voluta da Berlusconi per favorire la figlia Marina. La quale, se la sinistra andrà mai al potere, invece che mille euri se ne ritroverà, ad personam, 2 mila e 500.
Paolo Granzotto