Boom di anestesisti e pediatri Ecco i futuri medici milanesi

Sessanta quiz, uguali in tutt’Italia. Penna in mano e foglio sul banco, rigorosamente spoglio: ieri mattina è toccato ai dottori che hanno scelto le specialità mediche cominciare la tre giorni di sessioni degli esami di ammissione alle specialità. Oggi, invece, è il turno dei futuri chirurghi e domani di quelli che al bisturi preferiscono la teoria e, fatti quattro conti, hanno deciso di puntare il loro futuro sulle specialità dei servizi, come medicina del lavoro.
A Milano sono ben 1264 i giovani medici iscritti ai test per entrare in una delle 68 scuole di specialità dell’Università degli Studi. Un particolare: i posti a disposizione sono solo 278. «Con qualche eccezione - spiega il professor Dario Conte, responsabile delle Scuole di Specializzazione - infatti a questi vanno aggiunte 12 borse finanziate dalla Regione Lombardia e altre 27 riservate dal ministero della Difesa agli ufficiali, più quelle per i medici già in ruolo che vogliono un’altra specialità».
Venti su cento realizzeranno il sogno di indossare il camice bianco. Qualcuno più, qualcuno meno, ma la sostanza non cambia: «Per chi non riesce a entrare rimangono davvero poche possibilità: o tentano con la scuola per medici di famiglia, o cercano lavoro nelle ditte farmaceutiche, a volte anche in qualità di informatori del farmaco». Chi ce la fa, invece, deve prepararsi a quattro anni (cinque per medicina interna e chirurgia generale e sei per chirurgia d'urgenza) di lavoro intenso, senza buttar via i libri che una volta all’anno vanno rispolverati per superare l’esame alla fine di ciascuna sessione accademica. «Il nostro stipendio è di circa 1800 euro - racconta Chiara, specializzanda in gastroenterologia, mentre tira fuori dalla tasca del camice la busta paga - per un orario che dovrebbe essere pari a 38 ore». Dovrebbe - perché di fatto tutti restano in reparto circa settanta ore a settimana, weekend compresi tra turni e guardie. Con la legge entrata in vigore lo scorso anno, infatti, gli specializzandi vengono equiparati ai medici in tutto e per tutto: se è vero che si sono sbarazzati della misera borsa di studio di 900 euro e hanno acquistato più garanzie, la loro selezione però, è diventata ancora più difficile.
Tra i futuri professionisti milanesi, in 102 quest’anno hanno scelto anestesia, al secondo posto tra le specialità preferite si colloca pediatria, seguita a ruota da ginecologia. «La ragione è semplice: i giovani puntano su questi reparti dove c’è più richiesta». Poi come sempre ci sono le eccezioni: «Oggi si presenteranno in 51 per il test di chirurgia plastica, ma i posti a disposizione sono solo tre». E il motivo in fondo, non è poi così difficile da intuire.