Dopo il boom del bond Enel si scommette su Generali e A2A

Si chiude oggi, in anticipo rispetto ai tempi previsti (26 febbraio), l'offerta per i bond Enel destinati alla clientela retail partita lunedì. Merito del successo dell'emissione, la cui domanda avrebbe già toccato quota 12 miliardi, contro i due inizialmente previsti dall'offerta e in un secondo momento innalzati a tre. Ciò significa che i risparmiatori che hanno richiesto le obbligazioni saranno soddisfatti soltanto in parte. Secondo il criterio di riparto riportato nel prospetto, che prevede procedure distinte per i bond a tasso fisso e a tasso variabile, qualora il numero dei richiedenti non eccedesse i lotti minimi disponibili, per ciascun risparmiatore sarà assegnato un quantitativo di obbligazioni pari al lotto minimo (2mila euro). Gli eventuali ulteriori bond da piazzare saranno distribuiti in misura proporzionale alle richieste e, in caso di obbligazioni residue, queste saranno assegnate mediante estrazione a sorte. Metodologia utilizzata anche se il numero dei richiedenti risultasse superiore a quello di lotti minimi disponibili.
Il motivo della corsa alla sottoscrizione dei bond è da ricondurre non soltanto agli scarsi rendimenti dei titoli di Stato, ma anche al fatto che generalmente la clientela retail è esclusa dalle emissioni corporate. L'anno scorso, a fronte di un’offerta pari a 34 miliardi, soltanto Eni e Mediobanca si sono rivolte ai risparmiatori, con emissioni rispettivamente da due e da 1,5 miliardi. E la stessa Enel non lo faceva dal 2007.
Tuttavia, vista la risposta di massa dei risparmiatori all'emissione Enel, è ipotizzabile che, in un futuro più o meno prossimo, alcune società italiane possano valutare un'emissione rivolta alla clientela retail. A ottobre era uscito il nome di Telecom Italia, ma poi la società, a inizio novembre, aveva frenato spiegando che «la chiusura della cessione di HanseNet determina un incasso significativo, che rende superfluo, in questo momento, l'ulteriore ricorso al mercato». Sembrerebbe invece più probabile, magari entro fine anno, un'emissione di Generali, benché il gruppo del Leone di Trieste, con il collocamento a settembre del bond da 1,75 miliardi per gli istituzionali, abbia già rifinanziato l'intero debito in scadenza a luglio. Il cda di Generali, infatti, lo scorso novembre, ha innalzato portandolo da quattro a sette miliardi il limite dei programmi di emissioni obbligazionarie, alla luce della prossima scadenza, ossia un bond da un miliardo nel 2012. Anche A2a potrebbe chiamare a raccolta il pubblico retail per un'emissione obbligazionaria, forse già per l'autunno, ma fonti vicine alla società spiegano che, almeno per il momento, il programma di dismissioni da 500 milioni dovrebbe provvedere a portare nelle casse della multi utility la liquidità necessaria.