Boom dell’homevideo a noleggio ma i film italiani crollano in Tv

Michele Anselmi

da Roma

Nel giorno in cui Elisa di Rivombrosa e Montalbano si sono fronteggiati sul piccolo schermo, dall’Osservatorio italiano dell’audiovisivo tenuto a battesimo da Cinecittà Holding sono arrivati dati che fanno riflettere sul consumo di cinema in tv. Sintetizzando (il periodo preso in esame è il quinquennio 2000-2004): schizza verso l'alto il fatturato del consumo home video, con un +53% nel 2004, pari a 945 milioni di euro, a fronte di un box office sala che si aggira sui 630 milioni, mentre crolla la presenza in tv del cinema italiano. Sembra un paradosso, ma tale non è. Da un lato, infatti, le famiglie sembrano orientate a consumare in misura sempre maggiore il cinema in casa, affittando o acquistando cassette e dvd; dall’altro, con l'imporsi trionfale delle fiction, il cinema nazionale, non solo d'autore, è diventato la cenerentola della programmazione.
Entra nel dettaglio la ricerca: «Il fatturato di 945 milioni di euro è dovuto in Italia a un’ottima tenuta dell’affitto (317 milioni), nonostante la crisi del Vhs. Nel canale tradizionale di vendita parliamo di 33 milioni di pezzi venduti, per un fatturato di 471 milioni di euro». E inoltre: «Se il dvd si affaccia in edicola solo ora, per il resto il suo successo è galoppante. Solo nel 2004 sono stati venduti 3 milioni di pezzi di lettori dvd».
Insomma, se il cinema viene visto sempre più «in piccolo», per i film italiani c'è poco da sorridere. Nel quinquennio sono diminuiti da 1.993 a 1.311, scivolando verso una quota del 30%. Passando alla prima serata tv, la cifra praticamente si azzera: neanche cinquanta all’anno, pari a un 4%, con punte eccezionali di ascolto solo per La vita è bella, Chiedimi se sono felice, L’ultimo bacio e Io non ho paura. Per il resto, un disastro: perfino La stanza del figlio, presentato un lunedì sera su Raiuno, andò male. Annota la ricerca: «tra le reti generaliste si segnala per numero di film Rete4, che pesca molto nel catalogo, seguita da Raitre, l'unica a dimostrare sensibilità verso i nuovi registi italiani, Raiuno e Canale 5. Fanalino di coda: Raidue». Per la cronaca: il 48% dei film in tv è targato America, contro una percentuale di appena il 5% per Francia e Gran Bretagna.
Cristina Comencini sostiene che uno dei problemi sta nello scarso appeal del cinema italiano: «Bisogna fare film più belli, e magari farne meno: 138 lungometraggi nel 2004 sono troppi, anche perché molti di essi non sono compiuti. C’è lo spunto, ma poi manca la scrittura, la drammaturgia, il lavoro sugli attori» accusa la regista di La bestia nel cuore. Mentre Giancarlo Leone, ad di Raicinema, spiega che «la fiction, col suo linguaggio semplice e immediato, ha vinto nel prime time, emarginando il cinema italiano. E questo è un dato di fatto». Che fare per invertire la tendenza? «Nel futuro bisognerà avere maggiore coraggio nella programmazione». D'accordo, a patto di programmare film più appetibili e meno noiosi.