Boom delle donazioni aspettando Prodi

Ai notai le richieste di anticipare le operazioni prima dell’esito elettorale

Felice Manti

da Milano

Il campanello d’allarme è scattato qualche settimana fa, quando il leader dell’Unione Romano Prodi ha annunciato la volontà di ripristinare la tassa di successione (prima della sua cancellazione era al 4%). Per importi, ha precisato il Professore, superiori ai 500mila euro. Il che significa, tra caroeuro e boom speculativo, che per regalare a un figlio un appartamento di 80-90 metri quadrati al centro di Milano bisognerà spendere 20mila euro (sempre nell’ipotesi del 4%). Cifre che hanno fatto drizzare le antenne a molte famiglie, da Roma a Reggio Calabria, da Milano a Salerno.
L’abolizione della tassa di successione per importi superiori a 350 milioni di lire, voluta da Berlusconi nel 2001, ha comportato per l’Erario la perdita di circa 500 milioni di euro l’anno. Oggi per la donazione con usufrutto (la più ricorrente) il costo per il beneficiario è di 168 euro di tasse per la conservatoria più altri 168 euro per la voltura catastale. Una ghiotta opportunità da cogliere.
La frase più ricorrente racconta un importante notaio della città campana, che preferisce rimanere anonimo, è «non si sa mai». «Tra di noi non si parla d’altro. In via ufficiosa le posso confermare che ultimamente sono arrivate molte richieste di appuntamento». «La gente è spaventata - ci confessa Lucia, che lavora nello studio Poggio a Reggio Calabria -, ci sono arrivate tante telefonate di persone che temono il ripristino della vecchia tassa di successione e vogliono chiudere la cessione prima delle elezioni». L’agenda dei notai, insomma, è sempre più fitta. Come hanno confermato tre studi romani qualche giorno fa al Foglio, gli studi Caraffa, Cesarini e Flamini. «In molti si stanno avvalendo anche della nuova legge sul patto di famiglia - ci rivela off the records un notaio milanese -. La norma prevede compatibilmente con le disposizioni in materia di impresa familiare e nel rispetto delle differenti tipologie societarie che l’imprenditore (o il titolare di partecipazioni societarie) trasferisca, in tutto o in parte, l’azienda o le proprie quote, a uno o più discendenti. Il timore - sottolinea il notaio milanese - è che la scure fiscale possa colpire anche questo tipo di transazione». La corsa al notaio ha avuto due autorevoli conferme. Il presidente dell’Ordine dei commercialisti, Antonio Tamborrino, ha detto al Foglio che «Il fenomeno c’è ed è chiaramente percepibile nelle richieste dei clienti». Anche Paolo Piccoli, presidente del Consiglio nazionale del notariato, in una intervista ha ammesso che «negli ultimi mesi c’è stata una maggiore richiesta di atti di successione, tra il 15 e il 20%. Motivata - ha detto Piccoli - dalla paura o dall’aspettativa di un cambiamento delle attuali norme in vigore» compresa la già citata legge sui patti di famiglia.
E nel calderone della paura di nuove tasse sulla proprietà sono cascati anche i piccoli imprenditori. Un geometra milanese, che si occupa della voltura catastale per conto di una decina di studi notarili a Milano, rivela al Giornale: «Ultimamente mi è capitato di ascoltare la lamentela di un paio di piccoli imprenditori, che hanno rinunciato ad alcuni affari per colpa di un possibile aumento della tassazione sulla proprietà. Due compravendite di terreno edificabile - racconta -, uno a Milano e uno a Cologno, sono saltati all’ultimo minuto. Erano affari risibili, da 200mila euro. Ma il compratore ha detto: «Preferisco tenermi i soldi. Così Prodi non mi può tassare».