Boom delle strisce blu: aumentate dell'80%

Le "aree a tariffa" crescono in tutti i capoluoghi. a Genova addirittura del 719%. Il record va a Firenze

Milano - C’è chi si attacca al tram. E chi si attacca al Tar. In tema di parcheggi a pagamento delimitati dalle strisce blu, agli automobilisti non resta che confidare nelle sentenze del Tribunale amministrativo regionale. I giudici, infatti, non sempre riconoscono la legittimità di queste aree che - con la scusa di regolamentare la sosta in città - hanno ormai allargato il loro perimetro di «giurisdizione» fino all’estrema periferia. Con situazioni che arrivano al paradosso: strisce blu anche in aperta campagna, o quasi.

Secondo i dati Airpark, pubblicati dal Sole 24 Ore, dal 2001 ad oggi il ricorso alle strisce blu ha registrato nei capoluoghi un’impennata dell’80 per cento. Un trend che va di pari passo con il proliferare (spesso indiscriminato) di semafori intelligenti, autovelox e telecamere: strumenti ideali per «far cassa» a spese dei cittadini, anzi degli automobilisti. Ma è possibile che il parcheggio libero (cioè gratis) sia scomparso definitivamente dalle nostre strade? La risposta è «sì». Il motivo va cercato in quel miliardo e mezzo di euro che ogni anno i Comuni incassano globalmente grazie anche ai proventi delle contravvenzioni agli automobilisti che parcheggiano «fuori dagli spazi regolamentari».

Un gioco al massacro soprattutto in città come Genova, Palermo e Firenze, dove parcheggiare senza mettere mano al portafogli è diventata un’impresa impossibile.

«Firenze - fa notare il rapporto Airpark -, con un posto a striscia blu ogni 11 abitanti, fa registrare anche la maggiore densità tra le grandi città, superata, a livello generale, solo da Pisa, La Spezia e Lecce».

C’è però chi ha deciso di tagliare i posti a strisce blu. Tra questi spiccano gli esempi virtuosi Novara, Ravenna, Belluno e altre città tra l’Emilia Romagna e la Toscana. «Tra gli esempi recenti - sottolinea Il Sole 24 Ore - c’è il taglio di circa 500 posti a Torino per fare spazio alle piste ciclabili ai bus e per spingere le auto nei parcheggi sotterranei. A Brescia, inoltre, la nuova giunta ha deciso di convertire 300 posti a pagamento in parcheggi gratuiti, annunciando che saranno istituite aree di sosta riservate solo ai residenti».

Sul tema non mancano di innestarsi le strumentalizzazioni politiche. Emblematico, ad esempio, quanto sta accadendo a Roma. «La decisione del sindaco Alemanno di sospendere la sosta tariffata è un incredibile errore rispetto all’organizzazione della sosta pubblica a pagamento», sostiene Francesco Rutelli, ex candidato sindaco del centrosinistra e ora consigliere comunale del Pd. Dimenticando che se il Tar ha di fatto bocciato tutta la politica dei parcheggi a pagamento di Roma, parte della responsabilità è proprio di Rutelli. Che invece, paradossalmente, difende proprio la strategia che il Tar ha dichiarato fuorilegge: «I miei 95mila posti a pagamento (che Alemanno, a seguito del pronunciamento del Tar, è stato costretto a ridurre a 22mila) aveva messo più ordine a Roma, nella direzione di quel che da decenni avviene in tutte le città europee». «Già da oggi - si rammarica Rutelli - ho visto nel quartiere Prati, le doppie, triple, quadruple file di auto a bloccare il traffico perché in attesa che si liberi un posto non più a pagamento».

Pronta la replica di Alemanno: «Sulle strisce blu la nostra scelta di sospendere l’applicazione dei pagamenti, prima in tutta la città e poi fuori dal centro storico, non è stata una scelta facoltativa ma un atto dovuto».