Boom di esportazioni. Persino soldati e poliziotti Usa usano la Beretta per difendersi

Nel 2015 le autorizzazioni all'esportazione di armamenti siano aumentate del 200% e in un solo anno il valore complessivo è schizzato da 2,6 a 7,9 miliardi di euro

Il feeling degli italiani con le armi è testimoniato non solo dal fatto che ne possediamo molte, ma soprattutto dal fatto che il nostro Paese è tra i maggiori produttori mondiali. La relazione annuale del governo sull'export militare ha evidenziato come nel 2015 le autorizzazioni all'esportazione di armamenti siano aumentate del 200% e in un solo anno il valore complessivo è schizzato da 2,6 a 7,9 miliardi di euro. Ma è nella produzione di armi leggere che il «made in Italy» è da sempre un'eccellenza assoluta.

Secondo i dati dell'Archivio Disarmo, nonostante la crisi, l'Italia ha continuato ad esportare armi comuni da sparo, munizioni ed esplosivi per un totale di 452.713.932 euro. Con questi numeri il comparto, trainato dalle industrie della Val Trompia nel Bresciano e del distretto armiero di Urbino, si conferma come uno dei più prosperi dell'industria nazionale e ci consente di occupare i primi posti mondiali nel settore. Le nostre armi vengono acquistate soprattutto dai Paesi dell'America settentrionale, che hanno ormai superato quelli dell'Unione Europea in questa particolare classifica. L'esercito e la polizia degli Stati Uniti, tanto per fare un esempio, utilizzano pistole italiane.

Ma non finisce qui. L'Italia è leader europeo anche nella produzione di armi sportivo-venatorie: con circa 95mila occupati nel settore copre il 60% dell'intera offerta comunitaria. Alle ultime Olimpiadi di Rio de Janeiro il 95% dei 130 atleti impegnati nelle gare di tiro a volo hanno utilizzato fucili italiani e nella maggior parte dei casi anche munizioni, che hanno contribuito alla conquista di 13 medaglie su 15.

Insomma, se la vocazione sportiva di chi detiene il porto d'armi non è sempre chiarissima, quella delle case produttrici può vantare una tradizione al di sopra di ogni sospetto.