È boom di immigrati: ora in Lombardia sono oltre un milione

LA RICERCA I dati della Caritas. Le cause: più ingressi e un maggiore tasso di natalità E uno straniero su due ha scelto di vivere a Milano. I romeni più numerosi (13%), seguiti da marocchini e albanesi

Dopo anni di crescita tumultuosa, con aumenti dei flussi migratori superiori al 10 per cento all’anno, la Lombardia ha tagliato nel 2010 il traguardo del milione di stranieri regolari. Lo annuncia la Caritas che, dopo aver elaborato i più recenti dati Istat, spiega come ormai ogni tre nati uno sia figlio di stranieri, causa anche di un tasso di natalità doppio delle immigrate rispetto le italiane. Ma dalla elaborazione emergono altri elementi significativi come la maggiore capacità dei lavoratori stranieri a conservare il posto di lavoro rispetto agli italiani. A fronte di una diminuzione del 3,3 per cento degli occupati italiani, gli immigrati sono scesi del 1,9.
Tutti dati, stime, proiezioni e analisi contenuti nel Dossier Immigrazione 2011, il 21° finora elaborato dalla Caritas Ambrosiana, presentato ieri all’Auditorium San Fedele. Dati che incrociati ci consentono di stabilire come quasi un quarto, il 23 per cento, dei circa 6 milioni di immigrati presenti in Italia, si concentri in Lombardia, dove sono ormai un residente su dieci. L’anno scorso risultavano infatti iscritti agli uffici anagrafe dei diversi comuni 1.064.447, saliti a ottobre 2011 a 1.157.000, calcolando chi non ha fatto in tempo a iscriversi entro il 31 dicembre e gli ultimi ingressi. Con insediamenti molto sbilanciati rispetto le diverse aree: se lo 0,8 per cento ha scelto Sondrio, il 46 ha preferito Milano.
Considerando il rapporto tra stranieri e residenti, la provincia con la percentuale più alta risulta Pavia, 12,8 per cento. Milano è solo quarta con l’11, ma sale al 16,4 per cento e al primo posto, come capoluogo, grazie ai suoi 220 immigrati. Immigrati che non si distribuiscono, considerando i Paesi di provenienza, in maniera uniforme. In Lombardia l’ordine delle presenze è Romania (13 per cento), Marocco (10,3), Albania (9,4), Egitto (6,1) e Filippine (4,5). A Milano diventa Filippine (15,5), Egitto (13,2), Cina (8,7), Perù (8,1), Ecuador (6,2) e Sri Lanka (6,1).
Un aumento di presenze che non sembra rallentare anche perché se non aumentano, anzi rallentano, i flussi migratori, crescono le nascite da cittadine straniere. Sempre nel 2010 infatti il 28,5 per cento dei nuovi nati ha avuto la madre immigrata, il 21,9 per cento anche il padre. Merito di un tasso di fecondità di 2,48, vale a dire esattamente il doppio rispetto le italiane, ferme invece a 1,25 figli a testa. Un ritmo di crescita che fissa a 1 su 5 il rapporto tra minori stranieri e italiani, contro l’1 su 6 degli adulti.
Altro dato sorprendente: gli immigrati si fanno preferire agli italiani quanto a lavoratori, o quanto meno lo suggerisce il diverso rapporto di licenziati. In Lombardia infatti lavorano quasi 600mila stranieri e sodo anche se calcoliamo le rimesse che ogni anno spediscono al loro Paese. A livello nazionale nel 2010 erano 6,4 miliardi, due quinti spediti dalle regioni del nord, un quinto dalla sola Lombardia, il 12,9 per cento, 820 milioni, da Milano. Anche loro però risentono della crisi, tanto che rispetto all’anno precedente, la somma totale è diminuita di 250 milioni di euro. Colpa della crisi economica ovviamente, alla quale però gli immigrati sembrano reagire con maggiore determinazione rispetto ai colleghi italiani. Tra il 2009 e il 2010 infatti hanno perso occupazione 11.117 stranieri, pari all’1,9 per cento dell’intera forza lavoro. Il doppio rispetto l’anno precedente quando con 4.583 unità, rappresentavano lo 0,8. Molto peggio però è andato agli italiani, il 3,3 per cento dei quali ha perso il lavoro. Forse perché gli stranieri hanno più fame di noi.