Boom di lavavetri in città «Il sindaco mandi i vigili»

Code agli incroci, gente esasperata, liti continue Orsatti (Lega): «Sì al divieto di accattonaggio»

Chiara Campo

Via Giambellino, all’angolo con piazza Napoli. Una donna tende la mano, pochi abbassano il finestrino. Piazza Bolivar, è un’anziana a farsi avanti tra le auto ferme al semaforo. Piazza Piemonte, scatta il rosso ed è scontro aperto tra il lavavetri che tenta di versare il detersivo e il milanese che impreca e aziona il tergicristalli per cacciarlo. Scena che si ripete ai Bastioni di Porta Volta, dove a tendere l’«agguato» è una coppia di romeni. In piazza Giulio Cesare, un ragazzino che non avrà 18 anni si avvicina timido ai finestrini, e il garbo gli fa guadagnare qualche soldo più degli altri. Giusto un anno fa, a Bologna, il sindaco Sergio Cofferati annunciò un giro di vite contro i lavavetri ai semafori, destando un fuoco di polemiche. Ma il fenomeno era diventato insopportabile, gli stranieri ai semafori sovente erano aggressivi contro chi rifiutava il «servizio». Il copione si ripete a Milano, dove negli ultimi mesi i cittadini denunciano una vera e propria «invasione», gli incroci più battuti dal traffico sono presidio fisso di lavavetri o accattoni, l’insistenza esaspera i milanesi, c’è chi sfiora il litigio, si creano ingorghi ai semafori perchè i mendicanti non si allontanano subito quando scatta il verde. «Ci sono i ragazzini che chiedono l’elemosina timidamente e quelli che lo fanno in modo aggressivo», ha affermato il ministro dell’Interno Giuliano Amato a proposito del fenomeno che colpisce le grandi città. «Ma quasi tutti sono sfruttati, anche da italiani - ha sostenuto -. E lavare i vetri è un lavoro remunerato, non elemosina».
«La gente non ne può più - tuona invece il segretario provinciale della Lega, l’assessore comunale al Marketing territoriale Massimiliano Orsatti -. Sono aumentati i lavavetri e i mendicanti agli incroci, ma anche gli zingari che passano tra i tavolini dei bar a chiedere l’elemosina, gli indiani che vendono rose. La legge non offre molti strumenti per contrastare questo assedio, ma il divieto di accattonaggio potrebbe essere disposto anche dal sindaco, è una prima proposta da considerare». Insieme a «un controllo più intenso dei documenti, per bloccare almeno i clandestini». Operazione «possibile - sottolinea Orsatti - solo se il governo garantisce più agenti a Milano, come chiede da tempo Letizia Moratti. Sembra che gli extracomunitari senza permesso una volta in Italia arrivino qui perchè hanno chiaro che è una grande città dove è facile nascondersi e restare impuniti. Per invertire il messaggio servono disposizioni forti da parte del ministro dell’Interno».