Boom di taccheggi, ma altro che affamati: in negozio ora si ruba soprattutto il lusso

Il costo dei furti tra gli scaffali ricade sulle famiglie: paghiamo 175 euro in più l’anno. Negli ultimi dodici mesi sottratta merce per 3,5 miliardi di euro

Crisi economica uguale rubare per necessità? Non proprio. Se si considera che la merce che sparisce dagli scaffali dei negozi per finire nelle tasche dei taccheggiatori è per lo più di lusso. Una tendenza che in Italia è più evidente che altrove. In cima alla classifica degli articoli più amati dai ladri nostrani ci sono infatti accessori firmati, prodotti hi-tech, profumi e cosmetici, abbigliamento e gioielli. Il cibo (formaggi e carne) è al sesto posto, seguito da cartucce per stampanti e articoli per il fai-da-te. Nel mondo tra l’altro i prodotti per la cosmesi, in particolare mascara, eyeliner e ombretti, sono quelli che hanno registrato l’incremento maggiore di furti: più 30 per cento nell’ultimo anno.

Nel nostro Paese i taccheggiatori si sono intascati tra il luglio 2010 e il giugno 2011 3,5 miliardi di euro, pari all’1,37 % del fatturato del settore vendite al dettaglio. Rispetto all’anno precedente il danno è aumentato del 7 %, più della media globale. «La criminalità nel retail - spiega Joshua Bamfield, direttore del Center for Retail Research, che ha effettuato l’indagine - costa in media alle famiglie dei 43 paesi presi in esame una maggiorazione di 149 euro sul conto della spesa, cifra in aumento rispetto ai 139 euro dello scorso anno. In Europa la cifra è di 150 euro, mentre in Italia la “tassa invisibile” sale a 175,31 euro, 12 euro in più del 2010».

I dati arrivano dal Barometro mondiale dei furti nel retail, che registra grazie a un’indagine del Centre for Retail Research patrocinata da Checkpoint System il numero e la tipologia dei furti nei punti vendita e nella grande distribuzione. Lo studio prende in considerazione, oltre al taccheggio, anche le frodi di dipendenti e fornitori, le azioni della criminalità organizzata e gli errori amministrativi. Il costo globale di tutto questo nell’ultimo anno è stato di 88,878 miliardi di euro, cioè l’1,45 % delle vendite. La percentuale mondiale di differenze inventariali - causate appunto da furti interni ed esterni e anche da errori amministrativi - è aumentata del 6,6 per cento. Si tratta del più alto incremento registrato dal 2007.

Nei dettagli i furti sono cresciuti in 12 mesi del 13,4%, diventando la causa principale delle differenze inventariali. Il 43,2% delle perdite a livello globale è attribuito alle rapine da parte dei clienti, con un costo per i commercianti di 38,434 miliardi di euro. I dipendenti disonesti invece hanno portato via dal luogo di lavoro merce per 31,080 miliardi, il 35% delle differenze inventariali. In Europa sono i clienti taccheggiatori la principale fonte di perdite, che arrivano a 17,299 miliardi di euro, ossia il 47,7% delle mancanze negli inventari. E quelli italiani sono i più disonesti. I taccheggi di bande organizzate o di ladri non professionisti sono nel nostro Paese il 52,7% delle perdite totali. Una percentuale maggiore rispetto a quelle europea e mondiale.