Il boom del turismo: l’altra faccia delle cifre veltroniane

Daniela Chiappetti*

Prima di una competizione elettorale c’è sempre molta generosità nel fornire cifre. Ed è facile notare come a questa giostra di statistiche e percentuali non si sottragga l’amministrazione cittadina. C’è un settore poi che ispira in particolar modo questa mania numerica: il turismo. Ogni mese il Comune di Roma pubblica puntuali report sulla crescita di questo comparto. I meriti di questi aumenti, a sentire Veltroni e il vicesindaco Maria Pia Garavaglia, sono tutti del Comune di Roma. È vero: i turisti in visita nella capitale aumentano e questo è un dato incontrovertibile, vero non è che questo continuo flusso di visitatori sia dovuto al merito esclusivo di Veltroni. A sentire i vertici del Campidoglio si ha quasi l’impressione che i turisti vengano a vedere il nostro sindaco piuttosto che la Città Eterna. Ma questa interpretazione sa di propaganda. Non è certo merito di Veltroni, infatti, se i turisti tedeschi sono aumentati in maniera considerevole dopo l’avvento al soglio pontificio di Benedetto XVI. Così come non è merito di questa amministrazione se l’arrivo di turisti europei aumenta di pari passo con l’apertura di tratte «low cost» che atterrano a Ciampino. L’apertura di strutture ricettive alternative agli alberghi, come i bed&breakfast, le case vacanza e gli agriturismi, sono poi merito della iniziativa di privati cittadini.
I dati ci parlano poi di un aumento degli spettacoli di intrattenimento, circa il 20 per cento in più rispetto a cinque anni fa. Questo non sorprende, considerata la priorità massima che l’attuale giunta di centrosinistra ha dato a tali iniziative, che hanno messo in secondo piano altre tematiche come la gestione del decoro urbano, la manutenzione delle strade e la gestione del traffico. Dopo cinque anni di politica panem et circenses era l’unica cosa che poteva crescere. Ci sono poi altri dati, più scomodi perché meno trionfalistici, che vengono tenuti nascosti ogni qualvolta il centrosinistra parla della sua industria turistica di questa città. Parliamo della durata media di un soggiorno a Roma. A Madrid, a Parigi e a Londra i turisti si soffermano più giorni rispetto che da noi. Quando sentiamo dire, come ha fatto pochi giorni fa il vicesindaco Garavaglia, che la prossima sfida è quella di far rimanere i turisti a Roma per più di tre notti, ci pare di risentire Rutelli nel 1997 e Veltroni nel 2001. Un doppio fallimento. Non è bastato inserire nel calendario degli eventi la Notte Bianca e i concerti sotto il Colosseo per far crescere i pernottamenti dei turisti.
A questo punto bisogna apportare modifiche coraggiose alla strategia di promozione turistica. È necessario che Roma pubblicizzi meglio la sua realtà e le sue attività nelle fiere nazionali. Lo stand della città di Roma alla Bit 2006 di quest’anno, per fare un esempio, era grande come quello di piccole città di provincia. È necessario poi un atto di coraggio, che metta da parte le aspirazioni propagandistiche, e abbracci quelle economiche. È facile registrare il tutto esaurito se la Notte Bianca e gli altri grandi eventi vengono organizzati tra settembre e ottobre, mesi durante i quali l’industria turistica non ha bisogno di particolari aiuti. Eventi del genere andrebbero organizzati in bassa stagione, sul finire di luglio per esempio: i turisti sarebbero così incentivati a venire a Roma in periodi diversi dai soliti. Facile gridare al successo quando si ha il vento in poppa, compito delle amministrazioni è di intervenire nei momenti di bonaccia. Così non è. E questo perché viene data priorità alla riuscita degli eventi in sé piuttosto che guardare alla crescita e allo sviluppo concreto del comparto turistico della nostra città.
*assessore II Municipio