Un boomerang il ricorso Rai contro Primocanale

Piero Pizzillo

La Rai esulta per essersi aggiudicata il match con Primocanale. Ma è una striminzita vittoria ai punti. Anzi, una quasi parità, perché il giudice Massimo Caiazzo che ha emesso la sentenza sulla querelle ha accolto al 30 per cento il ricorso dell’emittente di Stato, respingendo però il resto. Tra cui, particolare non trascurabile, la parte economica con la richiesta di un milione di euro quale risarcimento danni per la campagna pubblicitaria con cui si comunicava che il vero servizio pubblico viene svolto da Primocanale, che trasmette in diretta dalle 8 alle 17 e dalle 19 alle 23 con tanto di speciali e dirette su fatti di grande rilievo, dalle alluvioni alle nevicate all’incendio Iplom, mentre il Tg3 trasmette giornalmente 48 minuti di informazione.
Il dottor Caiazzo vieta alla «Programmazioni televisive spa» «l’uso nella propria pubblicità anche comparativa dell’espressione “in diretta da mattina a sera” con riferimento all’attività informativa di Primcanale», nonché «l’uso nell’ambito delle proprie trasmissioni e la diffusione con qualsiasi mezzo, di espressioni del tipo “arroganza del colosso di stato Rai” o equivalenti, che possono ledere il decoro e la reputazione della Rai, nonché di espressioni quale “il televideo regionale Rai è privo di notizie di cronaca ligure aggiornata” o equivalenti che, in quanto integrano valutazioni generiche, prive di riscontro, non fondate su dati obbiettivi , verificabili, sono denigratorie nei confronti della qualità del servizio Rai». Infine il giudice vieta a Primocanale la diffusione, in qualsiasi modo e sotto qualsiasiasi forma, di messaggi di terze persone, raccolti via telefono, posta elettronica o altro mezzo, che per le espressioni usate siano offensive verso la Rai o contengono giudizi sommari, non argomentati, diretti a denigrare professionalità e qualità del servizio Rai. Dopodiché il dottor Caiazzo «respinge il ricorso nel resto».
È qui che il ricorso si trasforma in un boomerang. Perché se da un parte il giudice ha sancito che non si può offendere un concorrente, dall’altro ha riconosciuto a Primocanale il pieno diritto all’informazione e a esprimere la propria opinione, del resto tutelato dalla Costituzione, affermando «che è lecita la pubblicità comparativa diffusa da Ptv e non costituiscono pubblicità ingannevole le iniziative di carattere giornalistico assunte da Primocanale, denunciate come tali dalla Rai». Parole chiarissime: Primocanale non ha commesso illeciti e può continuare a operare. Il magistrato chiarisce che è invece illecito l’uso o la diffusione di apprezzamenti negativi suscettibili di ledere il prerstigio e l’onorabilità della concorrente.
In un comunicato Primocanale afferma che la decisione del tribunale soddisfa ampiamente le aspettative, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti relativi ai rilievi costituzionali, alla legittimità della campagna pubblicitaria, alla correttezza del messaggio e all’insussistenza di cocorrenza sleale». «Sono stati accolti - argomenta Primocanale - rilievi che nella sostanza non appaiono determinanti. Comunque, il dibattito sul ruolo del servizio pubblico regionale riprenderà dopo le vacanze e sarà esteso in tutte le sedi».