Il boomerang-subprime minaccia le imprese

nostro inviato a Washington

Le turbolenze finanziarie legate alla crisi di mutui subprime Usa non possono dirsi concluse. La prudenza delle parole scelte dai ministri del G7 nel loro comunicato finale («le condizioni instabili probabilmente persisteranno per qualche tempo, e richiedono uno stretto monitoraggio») non può nascondere una situazione ancora non risolta. «La crisi finanziaria è stata severa, ma l’economia reale continua ad andar bene», osserva il governatore di Bankitalia Mario Draghi che, nella sua veste di responsabile del Financial stability forum, ha presentato al G7 una relazione sul problema. Il danno alla finanza è stato tuttavia «molto esteso», aggiunge Draghi, anche se la situazione appare migliorata rispetto a uno-due mesi fa. Il rischio, secondo il governatore, è che si manifesti «una restrizione di credito nei confronti delle imprese» a causa della carenza di liquidità.
Ci sono mercati che non hanno ripreso a funzionare, spiega ancora Draghi in una conferenza stampa che fa seguito al summit del G7: «Il modello che aveva caratterizzato l’espansione del credito negli ultimi anni si è fermato, e tutti i crediti che erano stati ceduti ora ritornano nei bilanci delle banche, che si ritrovano con meno disponibilità di capitali per i finanziamenti, con il rischio di una restrizione creditizia». Il governatore rileva comunque che il sistema finanziario si è dimostrato più forte di quanto si potesse immaginare tempo fa. Il caso della Northern Rock, la banca britannica presa d’assalto dai correntisti allarmati, non si è allargato al sistema, e le grandi banche «sono ancora ben provviste di liquidità». Se dovesse verificarsi ancora una carenza di liquidità, «le banche centrali certamente interverranno». Una delle lezioni degli eventi della scorsa estate è che difficilmente il mondo finanziario potrà sapere dove, come e quando scoppierà la prossima crisi. «Più che fare previsioni, allora - osserva Draghi - è necessario rafforzare i meccanismi di resistenza agli shock».
Il segretario al Tesoro Usa, Henry Paulson, ha offerto rassicurazioni ai colleghi del G7. «Affrontiamo la situazione con le spalle coperte da un’economia, globale ma anche americana, che va bene», ha detto. Non cessano però le critiche nei confronti del fondo da 75 miliardi di dollari messo in piedi da istituzioni private (JP Morgan, Bank of America, Citigroup, ma anche fondi d’investimento come Fidelity e non il fondo Pimko, come annunciato da Draghi) per fornire liquidità a breve termine sui mercati. Dopo le autorevolissime riserve espresse dall’ex governatore della Fed, Alan Greenspan, altre voci si levano per rilevare come questa presenza possa falsare i meccanismi di mercato. Hans-Joerg Rudloff, presidente di Barclays Capital, rileva che «qualsiasi cosa elimini i normali meccanismi di fissazione dei prezzi nei mercati, sarà sempre dannosa nel futuro». Sarà necessario «molto lavoro per farlo funzionare», osserva Draghi.