Boonen sex-symbol a pedali «Amo gli asini e le Ferrari»

«Le ragazze si voltano sempre a guardarmi: impazziscono per il mio fondoschiena»

Pier Augusto Stagi

Ha il mondo del ciclismo ai suoi piedi, e lui spesso va in giro scalzo. «O in ciabatte: in conferenza stampa, davanti ai giornalisti, mi piace stare comodo...», dice provocatoriamente Tom Boonen, ragazzo prodigio su due ruote: una maglia iridata sulle spalle e già dieci vittorie in questo inizio di stagione. Orecchino, tatuaggi, barba incolta, camiciole sottili sottili modello figlio dei fiori; polsino da tennista e braccialetti di ogni tipo; jeans sdruciti e la faccia di chi correre in bicicletta per talento più che per passione. «Mi sono trovato a correre perché lo facevano i miei amici; ho continuato perché li battevo sempre. Continuo finché mi diverto e vinco, ma non voglio invecchiare in sella ad una bicicletta».
Pensieri e parole di Tom Boonen, belga, fiammingo di Mol, 24 anni, figlio d'arte (papà André ha corso sei anni nella massima categoria), campione del mondo in carica. Leader della Quick Step Innergetic, compagno di squadra del nostro Paolo Bettini, quest'anno Tom è chiamato al compito più difficile: riconfermarsi. Cosa non semplice, per uno che nello stesso anno ha vinto Fiandre, Roubaix e campionato del mondo.
È ambizioso Tom?
«Sì, moltissimo. Amo vincere e godermi la vita. Sono ambizioso e programmo tutto. All’inizio della scorsa stagione, mi ero fissato due obiettivi, cioé Fiandre e Roubaix: li ho centrati entrambi. Poi, il Tour: ho vinto due tappe, poi una caduta mi ha costretto al ritiro. Ho immediatamente pensato a guarire, e a prepararmi per il Mondiale: vinto. Adesso punto alla Sanremo».
Le piace la popolarità?
«È bella, piacevole, ma ci sono anche i lati negativi della cosa: in Belgio mi era diventato impossibile camminare per le strade. Per questo ho deciso di trasferirmi a Montecarlo: sole, caldo, bella gente».
È vero che voleva intervistarla «Playboy»?
«Se è per questo ho avuto richieste anche da una rivista gay...».
Si è sentito più felice per aver vinto il Fiandre, la Roubaix o la maglia iridata?
«Il Fiandre è stato il primo grande successo della mia carriera e poi l’ho ottenuto nel mio Paese. Tutti aspettavano la mia vittoria: è bello vincere quando si è tanto attesi».
È vero che ama gli asini?
«Verissimo, mi piacciono moltissimo, ne ho già tre».
Si considera un sex symbol?
«So che le ragazze vanno pazze per me. Entro in un bar e tutte si voltano a guardarmi».
Ma lei si piace?
«Beh, non mi trovo male: mi piace la mia faccia. Alle ragazze invece piace il mio fondoschiena».
Con chi andrebbe a cena tra i suoi colleghi?
«Sicuramente con Mario Cipollini».
Cosa pensa di Petacchi?
«Probabilmente è il più forte velocista del mondo e anche quando sono al top, mi riesce difficile batterlo. Però non ci andrei a cena: mi sembra un po' troppo musone».
Sa che Petacchi quest'anno vuole puntare al Fiandre?
«Se è per questo io punto alla Sanremo; ad ogni modo faccia come crede: se punta al Fiandre deve allenarsi come un matto e poi vedersela con il sottoscritto».
Cosa non le piace del ciclismo?
«È un bellissimo sport, è un bell’ambiente, anche se un po' troppo vecchio».
Johan Museeuw, grande campione belga, le regalò un rosario: lei è religioso?
«Boh, forse, ma di preciso non lo so».
Il ciclista dei suoi sogni?
«Miguel Indurain, il più grande di tutti. Del navarro avevo in camera anche il poster. Poi Johan Museeuw. Oggi è un vero amico, un punto di riferimento importante».
Indurain e Museeuw: due tipi riservati e molto diversi da lei...
«Io li ho apprezzati come atleti, come uomini di sport, poi ognuno deve essere com'è».
Gli sport che preferisce?
«Tutti quelli veloci: automobilismo e motociclismo. Mi piace Alonso, m’impressiona Valentino Rossi».
La macchina dei sogni?
«Che domanda, la Ferrari. Il mio amico e compagno di squadra Paolo Bettini ce l'ha già, io un giorno o l'altro me la regalo».
Adesso, via con una nuova stagione, che si aprirà con un obiettivo di grande prestigio: vincere la Milano-Sanremo in maglia iridata come nessuno è più riuscito a fare dopo il Saronni del 1983. «Se vinco a Sanremo, tiro dritto e vado a Montecarlo in bicicletta...».