A bordo della vecchia corriera si svelano i tesori della Val Trebbia

La Fiat del 1935 fino agli anni Cinquanta trasportava persone e merci lungo la Statale 45. Ora viaggia con la poesia di Caproni

Dalla Val Trebbia a Piazza De Ferrari per caricare i passeggeri e ripartire. È la corriera «faticosa» di Giorgio Caproni, la Fiat 626 rossa, bombata, vissuta. Il fiasco di vino adagiato accanto al volante enorme, il legno sbiadito degli interni e i sedili ricuciti.
L'autista ingrana lento, arriva a Corvetto, prende per Via Assarotti, Piazza Manin e il cartello blu che indica la Statale 45, (l'aggancio). Tutta in terza e poi di nuovo a De Ferrari. Un giro simbolico che catturi negli occhi di chi si ferma e guarda quell'andamento lento di un tempo perso. Da Genova verso la Val Trebbia, il logico «parco urbano di Genova», che la Comunità Montana Alta Val Trebbia, con il presidente Giuseppe Cevasco, promuove giocando sulle sue anime: la poesia di Caproni, la Statale 45, la sua storia, le tipicità gastronomiche e il verde selvaggio. Filoni che s'intrecciano e richiami forti di «un'operazione identitaria - spiega Federico Marenco, vicepresidente della Comunità - Si tratta di rispolverare l'esistente e confezionarlo in modo degnamente rappresentativo». È la quiete antica con tutto quel bagaglio stipato nelle sue storie trasversali. E in mezzo scorre la Statale 45, poesia di Caproni e «nesso tra Emilia e Liguria. Strada d'interporto e di servizio, di cultura e di cinema».
Dal centro di Genova un minitour per un viaggio a ritroso. I compagni di corriera sono gli «anelli che tengono», quelli che con la Valle hanno spartito un pezzo di vita. C'è il giallista Bruno Morchio, che in vacanza lì ci andava a 4 anni, ci ritorna dopo 40, rimane bloccato tre giorni per una nevicata, non resiste e scrive il racconto «Bacci Pagano al ballo di Fontanigorda». Anche il regista Clivio Cangemi non resiste e ne fa un corto in corso di realizzazione e finanziato dalla Comunità Montana sotto la voce Film Commission. C'è Fabrizio Lo Presti, regista, uomo della Gialappa's e cultore di Caproni, che l'ha scandagliata bene questa Val Trebbia a vocazione set costruendoci «Statale 45-Io Giorgio Caproni», 70 minuti di docu-fiction sulla vita del poeta: «Ho integrato la prima versione con filmati inediti del poeta che parla di Dio e famiglia» spiega Lo Presti. Con Marco Paolini a cantare Vita mia» nel film e a spasso nel centro storico genovese con Luigi Surdich che schizza il poeta in chiave stilistica. Il film è stato spedito al festival di Venezia e Roma, «e mi è stato richiesto dal sindaco Vincenzi». E qui Marenco non resiste: «Sono felice che Vincenzi, già mia professoressa, abbia mutuato il progetto dalla Val Trebbia».
Nel kit di chi sceglie la Valle la Comunità Montana inserisce, in formato mini da appendere al collo, il «Bagaglio del viaggiatore»: «Un'antiguida che contiene un passaporto, i percorsi nei suoi 8 comuni, la carte del gusto e il breviario del viaggiatore modulato su poesia, pagine di storia, civiltà contadina e ricordi di viaggio». Annesso il libricino «Pratiche di governo popolare in Val Trebbia» firmato da Giorgio Varnier, il partigiano Marzo ed Elisa Scodelli. Poi l'inaugurazione della Cineteca Sociale voluta da Cangemi a Montebruno e la mostra «Un secolo di menu italiani» direttamente da Nuova Delhi. A cura dell'editore Fabrizio Calzia, presso la Comunità Montana, la riproduzione di un bar anni 50-60 a ricordare «L'orto della parola» di Caproni e il baretto della Foce dei cantautori genovesi, l'altalena di Faber e gli elmetti tedeschi con i gerani di Paoli.
Anche l'ACI adotta la 45 nell'ambito del progetto Strade Blu, «la scelta di percorsi alternativi - spiega G.B. Canevello - per decongestionare il traffico, spostando l'attenzione su un territorio da valorizzare come la Statale 45 che si presta ad itinerario culturale e gastronomico che proporremo ai nostri soci». Sulla corriera «faticosa» ad allacciare storie per tornare a godere la valle.