Bordon: sul proporzionale pronto a far saltare il tavolo

«Con la sua proposta Veltroni è il primo alleato di Berlusconi»

da Roma

Senatore Bordon, l’apertura del segretario del Pd Veltroni a una riforma proporzionale della legge elettorale ha spostato i riflettori dal difficile passaggio della Finanziaria in Senato.
«Con la sua proposta è diventato il principale alleato del Cavaliere. È quasi incredibile pensare che Walter Veltroni butti nel dibattito il ritorno al proporzionale in un momento in cui si contano i voti con il pallottoliere. Da tempo sostengo che in Senato non c’è una maggioranza politica ma numerica. Se si voleva provocare uno sconquasso, ci si è quasi riusciti».
Perché «quasi»?
«In questi anni s’è sviluppato un maggioritario spurio, ma dal primo referendum Segni l’Italia ha avuto governi di legislatura. Il proporzionale significa tornare ai governi di 9 mesi che hanno prodotto un enorme disavanzo. Aglio per i vampiri, per uno come me che da vent’anni lavora per trasformare l’Italia in una democrazia bipolare. Non entrai nel Pd perché ne intravedevo i caratteri truffaldini, ma non mi sarei mai aspettato un tale capovolgimento».
Sulla Finanziaria, però, siete riusciti a ottenere delle vittorie.
«Con Manzione abbiamo sollevato mille perplessità e ancora ne abbiamo, ma abbiamo avuto successo con la riduzione del numero dei ministri e la probabile introduzione della class action. Ci aspettavamo, però, un segnale diverso».
Che cosa vuol dire?
«La priorità è dare al Paese un sistema stabile. Il maggioritario italiano non lo è mai stato, ma il proporzionale è il sistema delle mani libere per cui i governi si fanno dopo le elezioni. Sono tentato di interrogarmi sull’opportunità di far saltare il tavolo. Bisogna andare al referendum e poi votare con il sistema che ne risulterà. In entrambi i poli ci sono tanti che la pensano come me e sono disposto a insistere per il bene del Paese».
E se si ponesse la fiducia sulla manovra?
«Non basta discutere, voglio capire quello che viene dopo. Se il dopo è quello che prefigura Veltroni, si torna alla fanghiglia in cui non c’è vero governo e vera opposizione. Il problema non è Prodi, che fa del suo meglio, ma il suo maggiore alleato. Non vado al suicidio cantando. Il mio discorso è disinteressato perché il 16 gennaio do le dimissioni da senatore. Non lascerò buttar via vent’anni di tentativi di rinnovamento».
Dopo le esternazioni di Dini, alcuni suoi emendamenti sembrano essere stati accolti. Una corsia preferenziale per la class action cambierebbe il discorso?
«Stiamo cercando di portare a compimento questa Finanziaria, ognuno rinunciando a qualcosa, e il segretario del Pd dice che il sistema politico è tutto sbagliato. Non faccio parte di una maggioranza che porta il Paese al proporzionale. Ma sono disposto a battermi».
La sua Unione democratica rimarrebbe nel centrosinistra?
«Con il proporzionale di Veltroni non ci sono centrosinistra e centrodestra, ma alleanze di convenienza. Esattamente quello che non serve al Paese».