Bordoni: «Subito liberalizzazioni e concorrenza»

Intervista al presidente di Centromarca: «Il governo è determinato. Avanti così»

da Milano

Luigi Bordoni è il nuovo presidente di Centromarca, l’associazione italiana dell’«Industria di Marca» fondata nel 1965 da Pietro Barilla e che nell’ultimo decennio è stata guidata da Ernesto Illy, scomparso di recente. Duecento aziende associate, italiane e multinazionali, leader nei diversi settori dei beni di consumo: da Barilla a Coca Cola, da Tod’s a Unilever, da Medusa a Paramount fino a Walt Disney, per citarne alcune.
Bordoni, 67 anni ben portati, una laurea in giurisprudenza, un passato in Fiat e poi in Unilever, arriva al vertice dopo 30 anni da direttore generale, carica che gli è stata confermata: «Ho visto sfilare ben sei presidenti», dice. Accanto a lui 4 vicepresidenti, tutti amministratori delegati di industrie-marca di primo piano: Francesco Averna (gruppo Averna), Valerio Di Natale (Kraft Foods), Giorgina Gallo (L'Oréal) e Luciano Sita (Granarolo).
Presidente, un’eredità pesante...
«Certamente sì. C’è da dire, tuttavia, che tutto ciò che è stato costruito è stato condiviso anche dal sottoscritto. I direttori generali, in genere, sono anche registi e soprattutto mediatori...».
Il momento non è dei migliori per il sistema Paese.
«Il problema dell’Italia è la crescita zero. I fattori sono tanti. Cose che si dovevano fare e non sono state fatte. Nessuna economia può crescere se i consumi sono fermi allo zero, e talvolta sotto lo zero. Urge riattivare il ciclo virtuoso: rilancio dei consumi e crescita economica. La Marca è fortemente impegnata, investendo nell’innovazione e comunicazione, per aumentare l’attrattività dell’offerta e quindi per rispondere al meglio alle attese dei consumatori».
Come?
«Liberalizzazioni vere. E subito. Non a fette come è stato fatto. E concorrenza nei settori protetti, una vera giungla, un freno alla crescita. Poi riduzione del carico fiscale che grava sulle famiglie e sul lavoro. Ma anche crescita dell’occupazione per quantità e qualità. L’altra strada è quella di diminuire le tasse, ma per fare questo bisogna intervenire sulla spesa pubblica che non significa, per esempio, meno scuole o meno ospedali, ma scuole e ospedali più efficienti, senza sprechi. Sono misure indispensabili per liberare risorse e reddito disponibile per i consumi. Direi un percorso obbligato, per ridare fiducia a un Paese sfiduciato».
Intanto gli investitori stranieri scappano...
«È vero in parte. L’Italia è un grande mercato. Ma, detto questo, noto una diminuizione di attrattività. Siamo scesi al 15° posto nell’indice di attrazione europea. Ci sono alcune multinazionali che stanno disinvestendo in Italia per orientarsi su altre realtà».
Contraffazioni, una piaga sempre aperta...
«Stiamo lavorando bene con l’Alto commissario Ue. E il governo Berlusconi, con le recenti disposizioni che prevedono la distruzione immediata delle merci false, ha fatto un importante passo avanti, da condividere. Ma c’è ancora da lavorare».
Infrastrutture, energia, fisco, burocrazia...
«Grandi temi, grandi problemi. Intanto sono costi che gravano sulle imprese e i costi sulle aziende vanno a finire sul consumatore finale. È una sottrazione di reddito disponibile. L’efficienza di un Paese è indispensabile per il rilancio, direi una condizione essenziale. Mi pare che la determinazione del governo, con le prime misure adottate, sia un avvio molto promettente. Spero che non torni il tempo della litigiosità. Ha già fatto troppi danni».