Borea si inventa i consensi che non ha

A Sanremo si danno per approvate pratiche che i consiglieri non hanno mai saputo di votare. Non c’è limite alla fantasia nella città dei fiori, dove il sindaco Claudio Borea per l’ennesima volta non ha avuto la maggioranza, dove le discussioni in consiglio comunale proseguono fino alle 4.30 del mattino, dove l’incertezza è tale che il capogruppo della Lega Nord Marco Lupi ha addirittura chiesto la distribuzione di casacche colorate a inizio seduta per capire chi sia in maggioranza e chi all’opposizione.
L’ultimo atto si è vissuto lunedì sera in consiglio comunale in occasione della discussione sul calendario manifestazioni, il documento più importante della vita amministrativa della città insieme al bilancio di previsione, con un impegno di spesa di circa 3 milioni e mezzo di euro. Tutto era iniziato lo scorso 21 dicembre, quando era stato convocato un consiglio comunale d’urgenza per approvare, in gran fretta visti i tempi ristretti, la pratica del corso fiorito in programma a fine gennaio. Il documento era stato così stralciato dal calendario manifestazioni generale. L’opposizione, a seguito di un gentlemen agreement, aveva addirittura garantito il numero legale. Pratica approvata all’unanimità e scontri rimandati alla seduta seguente. Lunedì sera erano tutti pronti con gli emendamenti al documento. Ma nell’incredulità generale si è scoperto che nella votazione di dicembre, all’insaputa di tutti, era stata inserita, e quindi già approvata, anche parte del calendario. La verità è emersa in seguito al parere negativo degli uffici agli emendamenti presentati sia dalla minoranza sia dal consigliere di maggioranza Paolo Leuzzi: «Non si può emendare una pratica già approvata» ha spiegato infatti il dirigente del settore turismo. Ne è nata una situazione al limite della comicità, con il segretario generale Stefano Gliniansky che prima ha sospeso per mezzora la seduta iniziando a telefonare freneticamente per cercare certezze, e poi, incalzato dalle domande dei consiglieri di opposizione, s’è rifugiato in risposte tecniche poco comprensibili.
«Quello che è successo è solo un gran casino» ha detto senza mezzi termini il presidente del consiglio comunale Bruno Marra. «È una cosa gravissima - ha protestato il leghista Lupi -. C’era un patto tra galantuomini e siamo stati presi in giro, la scorsa seduta abbiamo discusso solo del corso fiorito, ora invece ci troviamo con la pratica approvata a nostra insaputa». Nuove sospensioni, altri imbarazzi, ma alla fine si è andati comunque al voto nonostante il parere negativo degli uffici. Risultato? Nelle prime due votazioni il sindaco Borea non ha avuto la maggioranza: 15 voti favorevoli e altrettanti contrari, il tutto nonostante fosse assente il consigliere di opposizione Loris Masselli. In pratica, come già accaduto nelle ultime sedute, Borea può contare solo su 15 voti su 31 complessivi, quindi non ha una vera maggioranza. «L’opposizione ha dimostrato la sua compattezza - ha commentato il commissario cittadino di Forza Italia Maurizio Zoccarato -. I nostri consiglieri hanno sempre seguito la linea del partito, sono sempre presenti e votano compatti, con una dimostrazione di forza nei confronti della giunta».
L’approvazione finale del calendario, dopo l’abbandono dell’aula da parte di Leuzzi e l’astensione di Marra, che in teoria sono in maggioranza ma in pratica votano con la minoranza, non ha migliorato la situazione. A questo punto sembra sempre più vicina la possibilità che venga presentata una mozione di sfiducia al sindaco da votare in consiglio comunale. Una data cruciale è il prossimo 24 febbraio, limite ultimo per poter andare al voto anticipato già questa primavera e non rischiare un commissariamento di oltre 12 mesi. Non è però escluso che Borea, davanti a una situazione che appare sempre più insanabile, possa decidere lui stesso di dimettersi.