Borghezio sale in treno i no global lo picchiano Pisanu: atto intollerabile

L’aggressione dopo una giornata senza incidenti. Feriti anche due agenti

Gabriele Villa

nostro inviato a Torino

Ventinovemilanovecentottantasette. Più tredici. Dando per buona la somma algebrica, diffusa dalle forze dell’ordine, il risultato fa 30mila. Trentamila persone che ieri, nell’ultimo, decisivo, rush di shopping natalizio hanno sfiorato i luoghi dello struscio e delle compere. Zigzagato, pericolosamente, tra i punti nevralgici di una città blindata. Accarezzato, perfidamente, vetrine agghindate per le feste, sparato nell’aria una quantità considerevole di decibel. E di sciocchezze. Fino ad ammarare, coccolati da un lungo e caloroso applauso, nelle braccia di consolatori scaltri e rassicuranti e soprattutto «super-partes» come Dario Fo, Franca Rame, Beppe Grillo e Marco Paolini. Tutto liscio o quasi. Perché il quasi è arrivato dopo, in serata, a kermesse conclusa, quando l'europarlamentare della Lega Nord, Mario Borghezio, è stato aggredito sul treno Torino-Milano da un gruppo di no global di ritorno dalla manifestazione. È stato lo stesso Borghezio a raccontarlo: «Mi hanno assalito, colpito in testa, strappato il cappotto - afferma - devo ringraziare due agenti della Polfer, un uomo e una donna, che mi hanno salvato dalla furia di quegli scalmanati, ma anche loro se la sono vista brutta». L'episodio denunciato da Borghezio è avvenuto poco dopo la partenza del treno dalla stazione di Torino Porta Susa. Sul convoglio sono salite decine di giovani dei centri sociali, al rientro a Milano e in altre città del Nord dopo la partecipazione al corteo contro la Torino-Lione. Sullo stesso convoglio è salito anche l'europarlamentare, a dispetto del consiglio che gli avevano dato i carabinieri. Gli agenti della polizia Ferroviaria, rimasti feriti anch’essi, sono riusciti a fatica a proteggere l'europarlamentare del Carroccio fino all'arrivo del treno alla stazione di Chivasso, dove sono intervenuti i carabinieri della locale compagnia. Borghezio è stato accompagnato all'ospedale di Chivasso, dove è stato visitato. Il ministro dell'Interno Pisanu, che pure aveva espresso la sua soddisfazione per il regolare svolgimento della manifestazione, ha dovuto quindi in parte ricredersi con queste parole: «Provocazione a parte, l'aggressione all'onorevole Borghezio e al poliziotto che ha cercato di proteggerlo, è un atto di intollerabile violenza politica e ci ricorda che gli estremisti sono sempre pronti ad entrare in azione e a sporcare manifestazioni pacifiche come quella che si è svolta a Torino». Quanto al corteo vero e proprio è durato un’ora e dieci minuti di cammino, compresa una sosta meditabonda davanti al sacrario del Martinetto che ricorda la lotta partigiana. Laddove ha dato il meglio di sé uno dei capipopolo di questa nuova lotta al modernismo, Alberto Perino. «Tante persone giovanissime sono morte per difendere la libertà. Dobbiamo seguire il loro esempio, abbiamo difeso la libertà e il futuro al Seghino e a Venaus. Non cederemo mai». Applausi, un accenno di «Bandiera rossa» poi si riprende chiassosamente a marciare con tanto di asinelli veri e una ventina di cani altrettanto veri, in pelle e ossa, ma di incerto pedigree, al seguito.
Riepilogando le proporzioni del cocktail-kermesse, che accennavamo all’inizio: ventinovemila e passa tra disobbedienti professionisti, convenuti a Torino con treni e pullman speciali da Roma, Palermo e Napoli, famigliari e amici dei disobbedienti professionisti, squatter, antagonisti, no-global, no-tutto ma tutti e soprattutto no-Tav. E i tredici. Tredici dei 23 sindaci della Bassa Val di Susa che l’alta velocità non la vogliono ma che forse ieri hanno capito che, mescolando la fascia tricolore con la disobbedienza, più o meno armata, non si può andar troppo lontano. Dietro le bandiere del popolo anti-alta velocità singolare uso di auto pubbliche (come era accaduto ad Avigliana, dove l’auto del sindaco incitava dieci giorni fa i manifestanti a bloccare l’A32) ieri a Torino c'era l’auto del Comune di Bussoleno con altoparlanti che diffondevano musica e slogan. Per la serie invece non facciamoci mancare nulla, anche sei sindaci francesi, probabilmente gli unici sei francesi contrari all’alta velocità.