Borgo, corrida pericolosa tra vigili e vu’ cumprà

Di Borgo Pio tante cose sono state dette. Ma che oggi diventasse una «Plaza de toros», è qualcosa che farà sobbalzare il lettore. Come è possibile che le strade dell’antico rione accanto alla Città del Vaticano si trasformino ogni giorno in una pericolosa «corrida» dove la parte dei tori viene interpretata da «vu’ cumprà» in fuga davanti a squadre di «picadores», «banderilleros» e toreri che indossano i panni di vigili urbani e carabinieri? Il tutto avviene non, come diceva Garcìa Lorca, «alle cinque della sera» ma, come Veltroni consente, un po’ prima, alle tre del pomeriggio. I controlli cominciano all’ora tradizionalmente dedicata alla «pennichella»: tre o quattro vetture di servizio entrano lentamente in viale di Porta Angelica e poi cominciano a inseguire, a velocità sostenuta, decine di ambulanti che fuggono nelle vie laterali per non farsi prendere. Gli agenti, per non mettere in allarme i «vu’ cumprà», sfrecciano nelle strade senza azionare la sirena, mettendo in serio pericolo anche l’incolumità degli altri passanti. Chi scrive questa nota, per un soffio, domenica 8 luglio, non è stato investito da una «gazzella» dei carabinieri che stava inseguendo un giovane extracomunitario.
È vero che le strade di Borgo Pio - come quelle di altri rioni capitolini - assomigliano a dei «suk» orientali per la massiccia presenza di ambulanti che vendono di tutto: orologi, borse, occhiali, scarpe e penne. Tutta merce contraffatta che serve solo a far guadagnare ai «vu’ cumprà» dai 30 ai 50 euro al giorno. Perché il resto del guadagno va ai capi dell’organizzazione malavitosa che la politica non vuole combattere. Eppure si sa bene dove questi giovani vanno a rifornirsi. Si sanno i nomi e cognomi dei proprietari e affittuari dei locali dove vengono depositate e smistate queste merci. Ed è a conoscenza sia del prefetto, sia del questore che del sindaco, che vi sono leggi che consentono di sequestrare e distruggere la merce di questi locali, ponendovi i sigilli con la conseguente denuncia penale dei responsabili. Ho parlato con un giovane che era riuscito a fuggire dopo che i carabinieri gli avevano tolto tutta la merce. Piangeva, non tanto per la merce, ma per quello che gli sarebbe accaduto la sera, quando doveva presentarsi avanti a quella delinquenza organizzata che a Roma prospera impunemente e continua a controllare il commercio illecito. Allora non si facciano riunioni fingendo di voler difendere la legittimità del commercio di Roma. Non si ordinino dei raid che, spesso, mettono a repentaglio l’incolumità degli stessi vigili o degli incolpevoli passanti, solo per far vedere che qualcosa si fa. Si colpisca all’origine chi trae profitto da questo commercio. Soprattutto il prefetto e il sindaco ascoltino i residenti a Borgo. Sentiranno dalla loro voce la rabbia nell’assistere a retate che non servono a nulla. Sentiranno una solidarietà, forse ingiustificata, verso questi giovani di colore che vengono fatti entrare in Italia senza però legalizzarli.
(*) Deputato al Parlamento