Bormio, caccia al pirata Trovati la moto e il casco 

Recuperato dai carabinieri in una discarica: il casco è simile a quello descritto dalla mamma del piccolo Renzo Giacomella. In caserma anche una moto. L'identikit del pirata: forse un minorenne su una moto da enduro

Bormio - E' stato trovato in una discarica di Bormio un casco da motociclista simile a quello descritto agli investigatori dalla mamma di Renzo Giacomella, il bambino di tre anni e mezzo ucciso da una moto pirata sabato sera, mentre con la mamma e la sorellina percorreva una pista ciclabile. A trovare il casco, nero e con delle strisce rosse ai lati, sono stati i carabinieri. "Sono ora in corso accertamenti - ha spiegato il tenente colonnello Michele Facciorusso, comandante del reparto operativo dei carabinieri di Sondrio - per stabilire se effettivamente si tratti dello stesso casco visto dalla mamma del piccolo". Oggi pomeriggio, intanto, il paese di Valdisotto, dove il bimbo viveva con genitori e una sorellina, si è fermato per l’ultimo saluto, mentre le indagini proseguono freneticamente.

Trovata la moto È stata portata alla caserma dei carabinieri di Bormio una moto di piccola cilindrata che si sospetta possa essere quella con cui, nella serata di sabato sulla pista ciclabile della località termale della Valtellina, è stato investito e ucciso il piccolo Renzo Giacomella, 3 anni, di Valdisotto, del quale sono stati celebrati i funerali oggi pomeriggio. A quanto si è appreso si tratterebbe di una moto senza targa, di colore rosso scuro, 50 di cilindrata, da enduro. Al momento non si sa se la moto sia stata sequestrata dagli investigatori in una casa o se, invece, come il casco ritrovato stamani tra i rifiuti, sia stata trovata abbandonata e quindi recuperata dai carabinieri guidati dai tenenti colonnelli Marcello Bergamini e Michele Facciorusso.

Il testimone Intanto, nelle ultime ore, si sarebbe fatto vivo un testimone che avrebbe riferito ai carabinieri di aver visto sulla strada provinciale, proprio pochi minuti dopo la tragedia, "una moto da enduro di piccola cilindrata, che andava a circa 80 all’ora, a fari spenti e con il motore imballato". Sempre secondo il testimone, chi guidava la moto aveva "un casco non integrale". "Sicuramente la moto non aveva il fanale posteriore o comunque non funzionava", racconta ancora l’uomo. "Quando me lo sono trovato davanti all’improvviso ho anche strombazzato. Ma anche il fanale anteriore non funzionava o quasi: per conto mio, in quelle condizioni viaggiava praticamente alla cieca. Pochi istanti dopo aver superato la moto ho visto l’ambulanza arrivare a sirene spiegate".

Forse un minorenne Sembra prendere sempre più consistenza l’ipotesi che in sella della moto pirata che ha investito e ucciso il piccolo Renzo potesse trovarsi un ragazzo giovanissimo, forse un minorenne. I carabinieri hanno acquisito anche alcuni filmati riguardanti la gara di trial svoltasi fra sabato e domenica a Grosio, non lontano dalla pista ciclabile dell’Auleta di Bormio dove sabato sera si è consumata la tragedia.

Identikit L’identikit, intanto, si è fato più nitido: un ragazzo molto giovane, dalla corporatura piuttosto esile, in sella ad una moto da enduro con ruote alte e la fiancata nella parte anteriore di color rosso o arancione; era era vestito di scuro, con giubbotto nero e casco da fuori strada con strisce rosse o arancioni.

Il procuratore: "Costituisciti" A fare appello al motociclista affinché si costituisca è anche il procuratore capo di Sondrio Gianfranco Avella: "Un errore, un attimo di distrazione, può capitare a tutti, anche con conseguenze tremende come in questo caso. Capisco che sul momento si può essere spaventati dall’enormità del misfatto, soprattutto se si è giovani, magari minorenni, ma non farsi avanti nelle ore successive è inammissibile. Ecco perché - dice Avella - lo invito a costituirsi. Si comporti da uomo e si assuma le sue responsabilità senza peggiorare la sua posizione".