Bormio, scarcerato e accolto da star il baby-pirata in moto

Libero anche il minorenne che ha investito e ammazzato un bambino Ad aspettarlo 50 amici in festa

Bormio (Sondrio) - Non c’è più nessuno in carcere per la morte del piccolo Renzo Giacomella. I due ragazzi che l’hanno investito con la moto sono fuori. Sono a casa. Dopo il diciottenne Luca Martinelli, uscito sabato dal carcere di Sondrio, quando il gip aveva convalidato l’arresto disponendo però la scarcerazione e l’obbligo di dimora in collegio (ci sono ancora indagini da svolgere ed è bene che il giovane non abbia contatti con gli amici e la fidanzata), anche Michele, il minorenne al volante di quella motocicletta pirata è libero. È a casa, a Bormio. Il minore all’uscita del carcere minorile Beccaria di Milano ha trovato i suoi genitori ad attenderlo e con loro è salito in auto e ha raggiunto Bormio dove abita e dove lo attendeva una cinquantina di amici per festeggiare il suo ritorno alla totale libertà. Accolto dagli amici quasi fosse una star, si è infilato in casa per la cena. Ma può uscirne quando vuole. Anche per lui ora l’accusa è di omicidio colposo, non volontario. Resta, sì, il reato di omissione di soccorso, ma il fermo non è stato convalidato.

Quando l’auto di papà Mario ha percorso il tratto di strada che affianca la pista dove quel maledetto sabato di due settimane fa la moto di suo figlio è sfrecciata, Michele si è preso la testa tra le mani e ha pianto. Quel punto nell’erba dove il piccolo Renzo Giacomella di soli tre anni e mezzo è stato colpito a morte da una ginocchiata del passeggero che il diciassettenne stava trasportando (senza averne l’età, senza casco, su una moto senza luci e senza targa e dopo aver bevuto sostanze alcoliche) ora è ben segnalato.

Ci sono fiori, peluches e biglietti. Non come quella sera quando dice di non aver visto nulla. Di non essersi neppure accorto della biciclettina e del bimbo e di essersi reso conto di quanto accaduto soltanto all’indomani quando dai tigì la voce sfiancata dal dolore di mamma Nicoletta ripeteva «Costituisciti».

Ma Michele non ha fatto una piega. Stava male, sì, mangiava e vomitava, aveva persino pensato di togliersi la vita, ma di presentarsi in caserma mai. E quando i carabinieri sono arrivati a lui, e all’amico Luca Martinelli, 18 anni di Valdisotto, il procuratore Gianfranco Avella ci è andato pesante: fermo di polizia giudiziaria e trasferimento al Beccaria con l’accusa di omicidio volontario e omissione di soccorso per lui e arresto per Luca Martinelli, il 18 enne che quella sera viaggiava sul sellino posteriore dell’Husqvuarna 125, sfrecciata nel buio lungo quella pista ciclabile che ora la difesa del minorenne definisce «vicinale», ovvero una strada che consente l'accesso solo ai proprietari e conduttori di fondi agricoli, a piedi o con mezzi motorizzati.

«Il divieto di accesso è posto all'imbocco della strada dal paese di Valdisotto - argomenta il suo difensore, l’avvocato La Capria -, e non c'è alcun cartello per chi proviene da Bormio come il mio assistito. Nessuno vuole sottovalutare la gravità di quanto è accaduto - osserva il suo difensore -, questa è stata una tragedia che ha causato grande dolore alla famiglia della vittima e anche a quella degli indagati. Non si può, però, dare degli assassini a questi due ragazzi e sbattere il mostro in prima pagina». Ed è proprio per il clamore che ha avuto la vicenda sulle cronache nazionali e per i timori che il fatto abbia ripercussioni psicologiche sul giovane che il gip ha disposto l’affidamento ai servizi sociali sia del minore che della famiglia.