Bornacin la spunta nella battaglia delle candidature

I retroscena delle liste di An. Praticò apre il caso dell’ordine dei nomi. E Carrara spiega la devoluzione

Francesco Gambaro

«La verità è che tutto è nelle mani di Gianfranco Fini. In questo momento di deciso non c'è nulla». Stop. Vorrebbe aggiungere molte altre cose Gianni Plinio, ma non può perché all'interno di Alleanza Nazionale regna il riserbo più assoluto sui nomi dei candidati che andranno a comporre tra un paio di mesi il Senato e la Camera dei deputati. Bocche (quasi) cucite, anche se le grandi manovre sono iniziate da un pezzo. E i nomi dei papabili sono sempre quelli: il candidato uscente Giorgio Bornacin, il consigliere regionale Gianni Plinio, il coordinatore regionale Eugenio Minasso e, un po' più defilato, Giacomo Gatti. Il nome dell'ultima ora è quello della senatrice Maria Grazia Siliquini, vice ministro all'Istruzione. È in gara proprio con Plinio per un posto al Senato. Ma andiamo con ordine. Di sicuro si sa solo che Fini sarà capolista alla Camera, seguito da Ignazio La Russa, candidato anche in Lombardia. Dando per certo che il presidente di An alla fine opterà per Roma, mentre la Russa dovrebbe scegliere il seggio lombardo, ecco che per Montecitorio nella nostra Regione si liberano due posti. Chi li occuperà? Una corrente di pensiero dice: Plinio e Minasso alla Camera, Bornacin al Senato. La conferma indiretta arriva proprio da Bornacin che si dice «sicuro al 99 per cento di fare il capolista al Senato».
Ma nelle ultime ore sta prendendo sempre più corpo l'ipotesi di un «rimpasto» nel segno di una ritrovata compattezza interna. E cioè: il candidato uscente Bornacin, confermato a Montecitorio, verrebbe affiancato dall'imperiese Eugenio Minasso, attualmente segretario regionale di An, vicino alla corrente del ministro Matteoli. Al Senato, invece, potrebbe finire Plinio, sostituito in Regione dal primo dei non eletti: Gianfranco Gadolla. Per lo stesso motivo al posto di Minasso, entrerebbe in consiglio regionale Alessio Saso, vice sindaco d'Imperia e primo dei non eletti. Notare che Saso fa parte della corrente di Alemanno che in questo modo metterebbe un piede in Regione. E su Alemanno va registrato il pressing a tutto campo esercitato in queste ore da Giacomo Gatti, in corsa alla Camera. L'unica variabile «impazzita» a questo scenario tutto ligure è proprio la candidatura esterna della senatrice torinese Maria Grazia Siliquini, che prenderebbe il posto di Plinio al Senato, «dirottandolo» a Montecitorio. Insomma, non se ne esce.
E sulla composizione delle liste consegnate alcuni giorni fa dalla direzione regionale a Gianfranco Fini va registrata la presa di posizione del consigliere comunale di An Aldo Praticò. Il quale chiede al coordinatore regionale Eugenio Minasso di «allargare l'assise da cui verrà fuori la posizione dei candidati a coloro che fanno parte delle due liste per la Camera e il Senato». A quel punto - aggiunge Praticò - «decideremo con metodo univoco i criteri da seguire in merito alla posizione nell'elenco». Il tutto allo scopo di rispettare il confronto e il dibattito interno al partito. Che ieri si è ritrovato al Teatro della Gioventù per il convegno sulla Riforma costituzionale. Ospite d'onore il sottosegretario al ministero per la Riforma Nuccio Carrara. L'esponente di Alleanza Nazionale ha risposto per le rime alla Sinistra che accusa An di «spaccare l'Italia con la devolution». «Fanno finta di non sapere - incalza il sottosegretario - che già oggi le regioni hanno competenza legislativa in moltissime materie rilevanti per effetto della legge Bassanini». E ancora: «Noi non abbiamo seguito i capricci della Lega, anche perché la nostra riforma modifica 53 articoli della seconda parte della Costituzione, mentre la Devolution riguarda soltanto il comma dell'articolo 117». «E con questa riforma - aggiunge Bornacin - abbiamo reintrodotto il concetto di interesse nazionale che la sinistra aveva escluso».