Borrelli ha la formula magica «Così si riforma il pallone»

Francesco Saverio Borrelli lascia il calcio, dopo averlo scoperto. Ha rassegnato le dimissioni dall’incarico di capo dell’ufficio indagini della Figc, spiegandone i motivi dinanzi alla commissione Cultura della Camera. Borrelli lascia dopo l’abbandono di Guido Rossi, da cui aveva ricevuto il mandato, ma resta in attesa di nuova chiamata: «Spetterà al nuovo commissario assumere le proprie determinazioni, ossia se ricontattarmi o lasciarmi nel dimenticatoio». Già ieri Massimo Coccia, commissario ad interim della Federcalcio, ha invitato lo stesso Borrelli a ripensarci, suggerimento rivolto anche ai due consulenti dimissionari, D’Andrea e Falcicchia.
Ma in questi tre mesi di lavoro Francesco Saverio Borrelli è riuscito comunque a individuare tutto il calcio vizio per vizio, al punto da farne una lista come nel verbale di un commissariato: «È un bel caos, la giustizia calcistica deve essere riordinata. È abbastanza singolare che subentri una commissione per l’arbitrato o per la conciliazione che manda in fumo o mette le mani in una decisione già presa da commissioni giudicanti in doppio grado. Tutto ciò non giova alla chiarezza, può darsi che vada bene così ma è abbastanza singolare, è un qualcosa che dà un carattere un po’ particolare all’iter della giustizia calcistica, almeno rispetto al modello fondamentale della giustizia dello Stato». E qui Borrelli è entrato nel merito: «I dirigenti delle società non potevano non sapere quello che succedeva, ciascuno di loro trovava il suo tornaconto. Moggiopoli? Erano dei poteri strani, non sempre si avevano dei ritorni immediati, ma il gusto dell’esercizio del potere Moggi lo aveva in termini di vanità e di gratificazione personale». Non è tutto. Borrelli ha parlato degli arbitri: «Il sorteggio integrale degli arbitri assomiglia all’applicazione dei criteri obiettivi e predeterminati che ad esempio il Consiglio superiore della magistratura ha stabilito per l’assegnazione degli affari giudiziari. Probabilmente è il sistema che distribuisce meglio i rischi della capacità o incapacità degli arbitri, anche se devo dire che la capacità degli arbitri italiani mediamente è di buon livello».
Chiusura sui diritti televisivi: «Bisogna tornare alla contrattazione collettiva per dare al calcio più trasparenza e pulizia. Poi sarebbero necessari il tetto salariale e una sorta di tassa, la luxury tax in atto nella Nba, che trattiene una quota degli ingaggi per coprire eventuali disavanzi tra monte stipendi e entrate del campionato. I club in Borsa enfatizzano ulteriormente il fine di lucro del calcio. Detto ciò, con due figli interisti, mi sono appassionato al gioco, che cosa ho perso in questi 76 anni...». Si può sempre candidare alla presidenza della Federcalcio. C’è posto per tutti.