Borrelli ritorna inquisitore Vuole interrogare Moratti

Gian Piero Scevola

Francesco Saverio Borrelli resiste e non molla. Resta in Figc, rimane responsabile dell’Ufficio indagini e prende subito in mano la patata bollente del caso intercettazioni Telecom-Inter-De Santis. L’ex procuratore capo di Milano ha ritirato le dimissioni presentate lo scorso 20 settembre dopo che Guido Rossi aveva lasciato la Federcalcio per passare alla presidenza di Telecom e dopo aver incontrato martedì il ministro per lo sport Giovanna Melandri e il nuovo commissario straordinario del calcio, Luca Pancalli. Una nottata di riflessione e poi la decisione di non lasciare l’incarico. Borrelli ha inviato una lettera a Pancalli nella quale spiega: «I colloqui con il ministro Melandri e con lei sono stati per me nettamente soddisfacenti. Mi è stata rinnovata una manifestazione di fiducia, di cui non posso non essere lusingato e riconoscente».
A convincerlo in particolar modo è stata la rassicurazione «circa la concorde volontà di incidere in senso profondamente innovativo - per prevenire patologie e deviazioni - nelle strutture e nella normativa federali, non senza il conferimento di un più adeguato rilievo, in tale disegno, alle funzioni inquirenti e requirenti dei competenti organi di giustizia sportiva, che nell'assetto esistente corrono talvolta rischi di severa frustrazione». Quindi, c’è attesa per la riforma del mondo del pallone, una riforma alla quale lo stesso Borrelli parteciperà attivamente come consulente giuridico di Pancalli. Le riforme, il pallino di Rossi e ora anche di Borrelli, ma pure il ministro Melandri sull’argomento non si tira indietro e ieri, parlando in Commissione istruzione del Senato ha ricordato che «l’impegno del governo è di andare avanti nella direzione di una riforma del calcio professionistico. Anche perché il governo finora non è stato a guardare: pochi giorni fa il Parlamento ha dato urgenza al provvedimento dei diritti televisivi del calcio».
Intanto avanza come un ciclone l’inchiesta sull’Inter alla luce degli sviluppi sulle intercettazioni Telecom. Borrelli, prima di rientrare a Milano, ha incontrato i suoi vice per stabilire un calendario delle audizioni che vede, dopo l’accurata raccolta dei dati da parte degli 007 federali, Massimo Moratti in pole position. E il patron nerazzurro sarà probabilmente ascoltato a Milano dallo stesso Borrelli, proprio per guadagnare tempo ed evitare tutti quei veleni che stanno danneggiando l’immagine non solo dell’Inter, ma dell’intero calcio. E Moratti ieri sera ha replicato: «Borrelli è una brava persona, se mi chiamerà lui, o qualcun altro, io sono pronto». Saranno sentiti anche l’arbitro Massimo De Santis, inibito quattro anni; il tecnico nerazzurro Roberto Mancini; l’ex arbitro bergamasco Danilo Nucini che aveva rivelato a Facchetti strane manovre intorno all’Inter. E con loro Borrelli ascolterà tutti gli altri tesserati che hanno avuto a che fare con l’iniziativa nerazzurra di ricorrere alle intercettazioni per controllare propri dipendenti (Christian Vieri in particolare). Ma anche non dipendenti del club di via Turati, perché proprio in questo potrebbe configurarsi la violazione dell’articolo 1 (lealtà e probità) che presumibilmente porterà al deferimento di Moratti e alla punizione dell’Inter per responsabilità oggettiva: un’ammenda per il club, un’ammonizione o una inibizione di modesta durata per Moratti. Niente a che vedere con una penalizzazione di punti o addirittura la revoca dell’ultimo scudetto assegnato a tavolino ai nerazzurri.
Perché la «questione etica», che qualcuno ha buttato in faccia a Moratti, non appare così grave da portare alla revoca del titolo. E se davvero bisogna parlare di codice comportamentale, allora appare del tutto regolare il comportamento del commissario Rossi che ha si preteso il parere dei saggi sull’assegnazione dello scudetto 2005-06, ma tale iniziativa non è stata da lui fortemente voluta (come qualche «malizioso» vorrebbe far credere), bensì gli è stata imposta dall’Uefa che, per iscrivere le squadre italiane alle coppe europee, aveva bisogno di una classifica definitiva. Uefa che, in caso di non assegnazione del titolo, avrebbe iscritto solo tre squadre italiane in Champions. Con un evidente danno di immagine per il nostro calcio, danno al quale Rossi ha posto rimedio grazie al parere dei tre saggi.