Borriello critica il mito di Saviano: "Con Gomorra ha lucrato su Napoli"

L'attaccante: &quot; Non c'era bisogno che scrivesse un libro per sapere cos'è la camorra. Ha detto solo cose brutte e si è dimenticato di tutto il resto&quot;<br />

Milano - Le parole di Marco Borriello faranno discutere. E non poco. Non si tratta della delusione - normale - per la mancata convocazione di Lippi per i Mondiali del Sudafrica. Questa volta il calcio c'entra poco. Stiamo parlando di camorra e di libri. Anzi, stiamo parlando di colui che, in questi anni, ha parlato molto della camorra: lo scrittore Roberto Saviano. Borriello è originario di San Giovanni a Teduccio, il quartiere napoletano con il più alto tasso di famiglie malavitose in Italia. Eppure lui, rimasto orfano di padre a 11 anni, con costanza e tanti sacrifici è riuscito ad arrivare in alto. In una lunga intervista a GQ l'attaccante del Milan parla della sua vita e della sua città e critica Saviano: "Per me è uno che ha lucrato sulla mia città. Non c'era bisogno che scrivesse un libro per sapere cos'è la camorra. Lui però ha detto solo cose brutte e si è dimenticato di tutto il resto", dice Borriello.

Padre ucciso dalla camorra "Ho sempre avuto una famiglia alle spalle che mi ha sostenuto e non mi ha mai fatto mancare niente. Poi a un certo punto è capitato uno spiacevole episodio, ma l'affetto c'è sempre stato". Lo "spiacevole episodio" cui fa riferimento il calciatore è il padre ucciso dalla camorra quando lui aveva solo 11 anni. "Crescere senza una figura maschile di riferimento è stato duro. Per fortuna, abbiamo avuto una mamma che ci ha fatto anche da papà. Comunque è un'esperienza che mi ha rafforzato e reso più responsabile. Altrimenti non sarei andato via da casa a 14 anni".

Il mio paese non è una giungla San Giovanni a Teduccio, "non è la giungla - spiega - ma nemmeno Disneyland. Diciamo che ti tempra e ti insegna a stare sveglio fin da piccolo. Prendi un bambino di 8 anni di Napoli e uno venuto su altrove: la differenza si vede".