Borriello frena l'Inter in formato ridotto

Suazo subito in gol su assist di Ibra poi la solita espulsione (tocca a Pelé). E i nerazzurri in dieci cedono nel finale all'assalto del Genoa

Genova - A un passo dall’ottovolante. L’ottavo successo fuori casa dell’Inter, in dieci per tutto il secondo tempo, si disperde nella tramontana di Marassi. Resiste finché può, cede e si arrende alla fine di una efficace prova grazie a un numero d’altissima acrobazia calcistica firmato da Marco Borriello, l’asso nella manica del Genoa. È lui che trova il bandolo della matassa, è lui che consente al Genoa di mettere fine al tris delle sconfitte e di guadagnare un punticino prezioso. Dall’Inter di ieri sera, senza Vieira (affaticamento muscolare, risparmiato per averlo fresco e pimpante contro la Juve), rimasta in dieci nella ripresa, forse non è lecito chiedere di più, di questi tempi.

Le virtù resistono, a fatica, i difetti vecchi sono una specie di persecuzione per i morattiani. E tra questi la nota esuberanza fisica dell’Inter che procura ieri sera a Genova la dodicesima espulsione (doppio giallo per Pelè, il portoghese). Lamenti di parte e censure critiche al gesto hanno una spiegazione: nel primo caso Pelè (gomito aperto su Milanetto) rischia persino il rosso diretto, nel secondo (intervento di improbabile gravità su Juric) risulta penalizzato dall’arbitro Rocchi che forse si lascia condizionare dalle proteste genoane oltre che dal precedente rimorso. Vale, alla fine, una morale: l’Inter deve stare all’erta, in questo senso. Occhio ai falli, insomma. Difficile liberarsi dell’etichetta di squadra fallosa. L’inconveniente, maturato alla fine della prima frazione, detta a Mancini una intelligente rivoluzione tattica nella ripresa: fuori Solari, di discutibile utilità nel ruolo di trequartista dietro le punte, e dentro Rivas da avvitare al centro della difesa con Burdisso per consentire a Chivu di spostarsi a centrocampo. La correzione di Gasperini, durante l’intervallo, invece risulta meno sofisticata: dentro Borriello, risparmiato in partenza, per dare spessore all’attacco, e fuori lo sciagurato Santos cui più tardi, e questa è una vera sventura, fa compagnia Criscito, ko alla caviglia (colpa di un pestone di Suazo o anche delle buche-trappola del prato di Marassi), risultato tra i più affidabili di una difesa ballerina, andata in tilt sulle prime accelerazioni di Ibra o Suazo, autori in coppia della combinazione decisiva (gol facile facile dell’honduregno, sul secondo palo, dopo numero dello svedesone).

In dieci, l’Inter si dedica, nella ripresa, all’esclusiva difesa del vantaggio conquistato con merito nell’apertura della sfida. L’arrivo di Rivas (Solari resta sotto la doccia) e il successivo ingresso di Cruz (al posto di Suazo) sono le correzioni decise da Mancini per tenere botta dinanzi all’arrembante forcing del Genoa. Che si comporta come una provinciale di rango. Dentro Borriello, il re del gol italiano, nella speranza che da lui e dalla sua presenza arrivi quella vitamina necessaria per raggiungere il pari. L’Inter resiste con passione per circa 50 minuti: si difende come può, con le unghie anche se è necessario. E lo fa col mestiere dei suoi migliori esponenti, da Zanetti a Cambiasso, per citare gli eroici combattenti di Marassi. Quando si spegne la fiamma interista e il Genoa può rovesciare nella metà campo altrui anche Fabiano, allora succede il pareggio che restituisce al grifone il merito conquistato sul campo. La stilettata, dal limite dell’area, è di Juric su cui si oppone come può quel gatto di Julio Cesar. La respinta corta viene arpionata da Borriello in rovesciata plastica: non è un gol, è un’opera d’arte, in quell’area così affollata, venti uomini schiacciati in pochi metri. Prima di quel mortaretto, solo il gol tolto a Sculli per palese fuorigioco.