Borriello-gol, il Milan scopre la linea verde

Senza novità di mercato, i rossoneri cullano i giovani che hanno in squadra

nostro inviato a Cagliari
Piccoli milanisti crescono. In attesa di interventi chirurgici e (improbabili) ricorsi al calcio-mercato di riparazione, il Milan di questi tempi, con le stampelle e qualche vecchietto di conserva, può e deve specchiarsi nella gioventù prorompente di un paio di allievi. Il primo è un giovanotto appena sbocciato sui prati di Milanello, ha il nome di Cruyff, Johann, e il cognome che induce all’anonimato, Gourcuff; il secondo, Borriello, è una vecchia conoscenza, mandato in provincia a maturare, l’ultima scommessa di Braida che lo volle nei ranghi a tutti i costi alla fine di agosto. Il francesino è l’uomo ovunque di un centrocampo pieno di buchi e di sprechi, l’attaccante è il bomber inatteso che sigilla il pareggio più complicato conquistato dal Milan in questo periodo nerissimo. Sono le due uniche note liete. E di loro è bene parlare senza impegnare il futuro rossonero con grandi traguardi e tradizionali ambizioni. Non sono Van Basten e Rijkaard, per capirsi al volo. E neanche lo diventeranno a brevissima scadenza. Eppure la loro lenta maturazione è un puntello di cemento armato per costruire qualcosa di buono nel 2007, passando dalla preparazione a Malta (2-10 gennaio il periodo, ospiti della locale federcalcio in cambio di un’amichevole, assicurato il caldo oltre all’accoglienza).
Nel frattempo piccoli e grandi torti arbitrali continuano a minare la strada del Milan. Che si trova, puntualmente, a dover fare i conti con decisioni ostili da parte dei fischietti. È inutile qui stare a rifare la conta ma il fenomeno è accertato, restano da spiegare i misteriosi motivi di tale accanimento. Se non c’entra «Moggiopoli», siamo disposti alla dieta perenne. L’arbitro di ieri, Brighi, un romagnolo che s’atteggia a discendente dell’uomo di Predappio, prende un clamoroso abbaglio quattro minuti dopo il vantaggio rossonero firmato da Gilardino di testa in posizione di fuorigioco (Seedorf e Gourcuff lo preparano a dovere sulla sinistra con una bella intesa): trasforma in rigore contro una scivolata innocua di Kaladze su cui Suazo inciampa. Non c’è collisione, non c’è dolo, non c’è neanche il danno procurato. E Brighi fischia il penalty che Suazo realizza. Una squadra incerottata contro Suazo: questo è anche Cagliari-Milan per quasi tutto il pomeriggio di ieri. Maldini, con i suoi acciacchi e i suoi anni, non può certo stargli dietro. Specie se nell’occasione non gode della collaborazione di Kaladze al rientro dopo una lunga assenza da insulto muscolare. Nel giro di un quartodora, il classico brutto quartodora vissuto dal Milan, il Cagliari rimonta il rivale con un numero del solito honduregno, in area di rigore. Kalac fa un mezzo miracolo, Capone lo rende vano con una palombella da ricordare.
È a quel punto che il Milan chiama a raccolta le sue migliori risorse e tra queste trova in Borriello l’esecutore strepitoso di un gol d’autore. La sua piroetta, in area di rigore, dopo angolo, è un prodigio di bravura tecnica e di balistica da incorniciare per lungo tempo. Con un significativo rimpasto tecnico, Ancelotti riesce a tenere il risultato fino ai titoli di coda nonostante il rosso diretto sventolato da Brighi a Pirlo, intervento da dietro con Suazo lanciato a rete. Non è violento, entra in scivolata ma vale l’espulsione, regolamento alla mano. Segno che dalle parti di Maldini e di Kaladze, nonostante acciacchi e imperfezioni fisiche, c’è ancora un po’ di quel famoso antico orgoglio. Il Cagliari è un solo giocatore, quando parte pare abbia le ali ai piedi ma solo in contropiede può fare sfracelli. E vincere in uno contro undici non riusciva neanche a Maradona.