Borsa in affanno: in un mese perso l’8%

Telecom e Mediaset ai minimi del 2005, Fiat -5%. Marchionne: «Nessun rischio revocatorie da Gm»

Marcello Zacché

da Milano

Non c’è nessun mercoledì nero da raccontare, in Borsa. Ma ieri sera, scorrendo il listino italiano, vinceva chi aveva perso di meno. Risultato: l’indice S&P Mib ha ceduto il 2,17 per cento. Telecom e Mediaset hanno toccato il minimo dell’anno, e Fiat è andata in caduta libera. Il gigante delle tlc ha perso il 4,8% a 2,34 euro, mentre i titoli del Biscione sono scesi a quota 8,80 (meno 3,1%). Il Lingotto, dopo un attimo di sbandamento in cui il ribasso ha superato il 9% (forse anche per l’immissione nel sistema di un ordine errato), ha limitato il danno a meno 5%, chiudendo a 6,63 euro. Un problema italiano? Nient’affatto: da Parigi a Madrid, da Francoforte ad Amsterdam, chi più, chi meno, nessuno ha fatto eccezione. Anche se Milano ha comunque meritato la maglia nera. Più tranquilla invece la situazione Oltreoceano, dove Wall Street è rimasta appena negativa (meno 0,7 per cento).
Tra i motivi scatenanti c’è sicuramente la revisione delle stime sui ricavi 2005 da parte di France Télécom e di Alcatel, che ha innescato vendite su tutto il settore tlc. Appesantendo i mercati europei, che pure cominciano a scontare un rialzo dei tassi da parte della Bce. Mentre su Fiat ha pesato la crisi di Gm, che ieri è sembrata sull’orlo della bancarotta. Tanto che l’ad del Lingotto, Sergio Marchionne, ha precisato che «non esiste il rischio di revocatorie» da parte degli americani.
Nessun mercoledì nero perché un 1-2% di flessione degli indici non è da allarme rosso. Ma certo, messe tutte in fila, queste ultime 4 settimane di ottobre fanno impressione: da 34874 a 32114 punti (tanto è sceso l’indice S&P Mib) vuol dire -8,6% in 27 giorni: del 12,5% di crescita accumulato nei primi 10 mesi, è ora rimasto un misero 3,6 per cento. Numero che, benché sia un confronto non sempre corretto, richiama alla mente i rendimenti delle obbligazioni (se non quelle pubbliche, di certo quelle societarie).
Nessun mercoledì nero, dunque. Ma ottobre grigio-nero questo sì: in questi ultimi 31 mesi di rialzo del listino (l’ultimo minimo assoluto risale ai 20324 punti del 12 marzo 2003), questa dell’ottobre 2005 è la peggiore correzione al ribasso mai avvenuta. Ben più forte di quella della primavera scorsa o, ancora prima, dell’agosto-settembre 2004.
Secondo gestori e analisti la grande correzione è già andata oltre il previsto e il rimbalzo che in questi 31 mesi è sempre puntualmente arrivato, ora stenta a materializzarsi perché la liquidità uscita dalla Borsa ha preso strade stabilmente diverse. Lo dimostrerebbe il forte ridimensionamento degli spread tra obbligazioni corporate con rating molto diverso tra loro e l’appiattimento della curva dei rendimenti, causata dall’aumento di quelli a breve. In sintesi, una generale indifferenza degli investitori rispetto al reddito fisso, anche a costo di rischi più elevati.