Borsa, ancora 15 mesi di attese positive

Continua, come ipotizzato, il rialzo dei mercati mondiali seppur interrotto da giornate negative accentuate per lo più da commenti a caldo sui media mondiali da parte dei vari esperti. Insomma, i mercati sono colti ogni tanto da specifiche ansie; ultimamente queste ansie si gonfiano ogni qualvolta escono nuovi dati sull’inflazione, specie in America, creando tensioni sui prezzi. Al momento le domande di fondo sono due: 1) che riflesso avranno i prezzi del petrolio e derivati, altissimi da mesi, sui salari e sui prezzi al consumo ossia sulla «core inflation»? 2) Se ci sarà un effetto di trascinamento importante, come manovreranno le banche centrali? In altri termini: dove andranno i tassi di interesse?
Riteniamo che con un’inflazione totale europea al 2,5% e «core» all’1,5%, un tasso di disoccupazione molto elevato e una crescita ancora modesta, la Bce potrà giustificare un rialzo dei tassi solo a causa del differenziale crescente con i tassi Usa e delle implicazioni negative per il cambio che, a certi livelli, causa più danni che benefici; 25 cent sono comunque già nei prezzi come lo sono i 25 cent che invece la Fed utilizzerà sicuramente in presenza di una crescita del 3,8% e di un’inflazione al 4,3% anche se, senza energia e alimentari, ancora al 2,1%. Per creare tassi reali equi la Fed dovrà arrivare almeno al 4,75% in estate; ma forse per allora qualcosa sarà cambiato.
A questo punto ribadiamo in sintesi il nostro pensiero. Ricordiamo innanzitutto che un rialzo di fondo è «come una marea»; quando parte dal basso nulla può fermarlo. Pertanto non possiamo che riaffermare alcune tesi sostenute con tenacia in tutti gli articoli di questo 2005: 1) che il ciclo rialzista iniziato nel marzo del 2003 è abbastanza maturo ma che a quest’evento mancano, secondo noi, forse più di quindici mesi (marzo 2003-marzo 2007), poi vedremo; 2) che ogni anno, con rare eccezioni negli anni Novanta, Wall Street, che guida le tendenze di quasi tutti i mercati (forse con la sola eccezione di Tokio) registra di norma almeno una correzione di circa il 10% che più frequentemente cade in autunno e che è ottobre a chiudere la fase ribassista dando il via al «rally» di fine anno. Il che aiuta un buon «trading». Utilizzando solo le statistiche dal dopoguerra si ricava che la correlazione del mercato con i periodi indicati è fortissima. In conclusione non vediamo problemi vicini ponendo tuttavia due condizioni: 1) che gli indici americani continuino a recuperare fino a ritrovarsi «neutri» o «leggermente positivi» a fine anno; 2) che gli indici europei rompano decisamente le vecchie resistenze. In caso contrario avremmo un’altra correzione e il ciclo potrebbe cambiare.