La Borsa cerca il «tesoro» Mediolanum

Il gruppo di Doris torna sui livelli precedenti alla crisi dei subprime

da Milano

Di norma le decisioni del Fisco sono tra le più temute dal mondo delle imprese italiane ma ieri una circolare dell’Agenzia delle Entrate sui prodotti pensionistici si è trasformata in energia pura per Mediolanum in Piazza Affari. Ben comprato fin dalle prime battute il gruppo guidato da Ennio Doris ha scalato il listino principale fino a chiudere, dopo una sospensione per eccesso di rialzo, a 5,52 euro per un guadagno dell’8,5 per cento. Intensi gli scambi (2% del capitale) mentre alcuni investitori anche internazionali, sfruttavano le ultime possibilità dell’anno per riprendere con forza posizione su Mediolanum. In gergo tecnico operazioni di «ricopertura» che si sono tradotte in 14,7 milioni di pezzi passati di mano rispetto a una media mensile di 2,7 milioni. Nel corso della giornata si erano rincorse molte ricostruzioni sulle ragioni dello «strappo», comprese le attese sul prestito convertibile che Mediobanca deve predisporre per smontare l’incrocio azionario con Mediolanum come richiesto dall’Antitrust per sancire il riassetto dei grandi soci di Piazzetta Cuccia innescato dalla discesa di Unicredit. La maggior parte delle supposte operazioni di carattere «industriale» o «strategico» intorno al gruppo di Doris ha però finito per arenarsi sulla tranquillità che si respirava ieri nel quartier generale di Mediolanum e sul fatto che lo stesso banchiere sia in vacanza. A fare da propellente al titolo, oltre alla scommessa che il decreto «mille proroghe» oggi al vaglio di Palazzo Chigi contenga sorprese positive per il comparto finanziario, è stata la decisione della Agenzia della Entrate di estendere il regime fiscale favorevole previsto dalla riforma del sistema pensionistico agli schemi pensionistici precedenti. Un dettaglio tecnico, di normativa, che uno studio di Banca Akros ha però immediatamente tradotto in possibili benefici per il business di Mediolanum.
Da qui il gran balzo in Piazza Affari che tuttavia sana solamente in parte la disaffezione dimostrata dagli operatori verso il gruppo: il titolo, sebbene si sia riaffacciato sui livelli di fine luglio quando la bufera dei subprime non aveva ancora sferzato le Borse di tutto il mondo, continua a viaggiare lontano dal picco toccato a metà febbraio (6,78 euro). Tanto che Mediolanum subisce un ammanco del 10,46% rispetto alle quotazioni di fine 2006.
Quanto allo studio di Akros, la banca d’affari del gruppo Bipiemme sostiene che la clientela di Mediolanum versa alla banca circa 2.000-2.500 euro a testa l’anno. Da qui un «rilevante» potenziale di crescita per le attività del gruppo anche se saranno necessarie ulteriori valutazioni. «Esistono circa un milione di polizze pensionistiche individuali vendute prima della riforma, di cui circa un terzo collocate da Mediolanum», scrivono gli analisti di Akros secondo cui il regime fiscale previsto dalla riforma è favorevole per due ragioni: i detentori della polizza possono dedurre i contributi fino a un massimo di 5.164 euro dalla denuncia dei redditi rispetto alla soglia del 12% prevista prima della riforma; la tassazione applicata in fase di incasso è pari al 15% rispetto al 23% dei vecchi prodotti.