Borsa: la diversificazione è sempre l’arma vincente

Economia fiacca e borsa sui massimi: uno scenario che pone molte domande e induce non pochi dubbi, in particolare per quanto riguarda il nostro paese. Oltre che enigmatica, la realtà, come sempre, è un po' più complessa di quel che appare a prima vista.
Lo sfondamento della mitica quota 12.000 da parte del Dow Jones Industrials e il suo apparente riaggancio con il trend degli Anni '90 e comportamenti molto simili da parte delle borse asiatiche, anche se con qualche pesante sussulto sul fronte giapponese, confermano un quadro di mercati ormai attestati su valori massimi assoluti.
Lo stato del continente europeo sembrerebbe invece abbastanza diverso. Pur con una buona, anzi ottima, corsa dei prezzi, i livelli di fine decennio precedente sono ancora lontani.Queste differenze sono però neutralizzate se si vanno a rettificare i prezzi per gli effetti di variazione dei cambi valutari: sui massimi assoluti anche i prezzi europei se tutto viene calcolato in dollari, mentre ancora lontani dai massimi i prezzi americani ed asiatici se tutto viene calcolato in Euro.
In sintesi: per un investitore americano o asiatico i prezzi delle borse sono sui massimi ovunque, per un investitore europeo il valore degli investimenti borsistici, in qualunque area geografica, sono ancora lontani da quelli di sei-sette anni fa, di un buon 25% in America e a Hong Kong e di quasi il 40% in Giappone. Nell'insieme, situazioni non molto diverse, Giappone a parte, a quelle che si riscontrano in Europa misurando tutto in Euro.
In questa situazione, lo stress da massimi storici risulta quanto meno ben ridimensionato.
Sul piano dei fondamentali, si percepisce poi che gli utili delle società quotate continuano, un po' ovunque, a riservare sorprese positive e a confermare un buon andamento della profittabilità aziendale. Questo anche per molte società europee, frutto di processi di riorganizzazione o di benefici indotti dagli interessi sempre più internazionali sia per quanto riguarda i processi produttivi sia per quanto riguarda i mercati di sbocco. Sempre minore, quindi, anche la dipendenza da sistemi economici un po' apatici.
L'interesse a rimanere investiti sui mercati azionari, con una buona diversificazione, resta quindi prevalente. Un'eventuale accelerazione della crescita ciclica europea potrebbe portare un buon contributo per gli investimenti nel nostro continente, così come un recupero ciclico delle altre valute nei confronti dell'Euro potrebbe dare soddisfazioni agli investimenti extraeuropei, soprattutto se accompagnato dalla tenuta del trend positivo dei conti economici societari, cosa che nulla lascia, in questo momento, contraddire. L'arma vincente rimane la diversificazione, eventualmente perseverando maggiormente negli investimenti aggiuntivi in quelle aree dove l'investitore europeo ha finora colto le minori soddisfazioni.