La Borsa non crede all’Opa: -6% per il titolo

da Milano

La Borsa soppesa la situazione di Stefano Ricucci e rimette nel cassetto la prospettiva di una scalata su Rcs. É stata una giornata da dimenticare quella di ieri per il gruppo guidato da Vittorio Colao, che dopo due sedute di forti rialzi in Piazza Affari, ha lasciato sul terreno il 6,3% chiudendo a quota 6,34 euro. Una pioggia di vendite (tra volumi pari al 1,3% del capitale) iniziata fin dalle prime battute (meno 3,9% in apertura) e contro la quale non ha potuto porre argini neppure Ricucci che a metà giornata ha annunciato di essere risalito dal 18 al 20,9% di Rcs tramite la holding Magiste.
Nelle sale operative si accusa infatti il colpo della decisione del Gip di Milano, Clementina Forleo che, nell’ambito dell’inchiesta su Antonveneta, ha interdetto per due mesi dai propri incarichi anche l’immobiliarista capitolino congelandone sia le azioni sia le plusvalenze realizzate sull’ex popolare padovana.
Dopo la bufera che ha investito Gianpiero Fiorani e Emilio Gnutti (interdetti rispettivamente dal vertice di Popolare Italiana e di Hopa) il timore è insomma che l’inchiesta si possa allargare a Rcs. Secondo quanto riportato ieri dal Corriere della Sera, alcuni pacchetti di via Solferino sarebbero infatti riconducibili a due finanziarie delle Isole Vergini (di cui l’1% della Garlsson riferibile a Ricucci) e un ulteriore 1,5% a Popolare italiana.
Abbastanza, secondo gli investitori, per ridurre fortemente le chance dell’immobiliarista, le cui reali disponibilità finanziarie erano già state oggetto di dubbi da parte del mercato insieme all’esistenza di un’eventuale regia occulta per conquistare il Corriere della Sera. Ricucci non ha mai nascosto il desiderio di salire in Rcs fino a un passo dalla soglia dell’Opa obbligatoria (29,9%), ma il gruppo ha una capitalizzazione di Borsa prossima a 4,8 miliardi ed è controllato da un patto di sindacato che blinda il 55% del capitale coinvolgendo il meglio della finanza italiana.
L’immobiliarista sembra sperare in un socio traditore ma il boccone, avvertono gli operatori, potrebbe risultare indigesto soprattutto se saranno messi in discussione i legami con Popolare Italiana (450 milioni di esposizione). Nessuno ha finora ufficialmente reclamato i finanziamenti concessi ma Ricucci ha una linea di credito anche con Deutsche Bank (1 miliardo) e con Soc Gen (800 milioni). Intanto dopo Gnutti ieri ha preso le distanze anche Unipol smentendo di essere azionista di Rcs. Senza contare i dubbi che aveva sollevato Ricucci a metà luglio cedendo il 2% di via Solferino. Che ha sua volta ha ufficializzato di aver ridotto dal 3,6 al 2,6% le azioni proprie in portafoglio.