Ma in Borsa prevale il pessimismo Piazza Affari sotto i 20mila punti

L’andamento negativo delle Borse riflette la delusione per l’economia degli Usa la cui crescita si è attenuata. Era stato preventivato il 3%, ora si stima il 2. La disoccupazione rimane al 9% e la domanda di consumi stenta ad aumentare. Tuttavia il pessimismo in Europa non è giustificato perchè la Germania, nel 2010, avrà una crescita del Pil del 3 %. La sua espansione, stimolerà quella del resto dell'euro zona. Infatti, nel primo semestre l’import tedesco dagli altri Stati dell’euro zona è aumentate del doppio dell’export.
Come mai la Germania, che ha attuato una politica di bilancio prudente, cresce al 3% mentre gli Usa che hanno portato il deficit di bilancio al 9% si trovano con un aumento del Pil del 2%?. La ragione di questo diverso risultato è che la Germania sta attuando la sua robusta ripresa mediante il recupero delle esportazioni, che erano calate a causa della crisi mondiale. E la crisi tedesca come quella italiana è derivata dalla contrazione delle esportazioni. Negli Usa invece la crisi da cui Obama sta cercando di uscire, è derivata dal fatto che la domanda interna si è sgonfiata, per lo scoppio della bolla finanziaria derivante dall’eccesso di mutui immobiliari e di finanziamenti delle carte di credito. E ora le famiglie americane, piene di debiti, non sono in grado di riprendere il consumo. Ciò ha fatto raddoppiare la disoccupazione dal 4,5 al 9% e questo è un altro ostacolo alla espansione del consumo. Si è ripreso il mercato delle auto, con veicoli più economici, ma ristagna quello dei beni durevoli domestici. E gli investimenti edilizi non riprendono perchè ci sono ancora troppe case di nuova costruzione vuote. E i disoccupati, certo, non se le possono permettere.
È una trappola infernale da cui, una volta entrati, non è facile uscire. Ora gli analisti finanziari si stanno rendendo conto che, dato ciò, non bastava fare grandi deficit di bilancio per ottenere un rapido recupero. Ma il pessimismo sull’economia Usa è eccessivo. Occorre realismo. Gli Usa trotterelleranno con una ripresa lenta. Sorge, così, la domanda su come la Germania possa continuare a crescere al 3% e fare da locomotiva all’euro zona, se il mercato degli Usa rimane debole. I tedeschi puntano sull’export. Ma se gli americani non comprano come possono i tedeschi continuare a esportare auto, prodotti chimici, beni di consumo e di investimento meccanici ed elettro-meccanici? La risposta sta nel fatto che i tedeschi sostituiscono i mercati dei Paesi emergenti, che sono in forte espansione, a quello degli Usa. In particolare vendono molto in Cina, ma anche in altri Paesi asiatici e dell’America Latina. A loro volta questi Stati sono in crescita anche grazie al basso tasso di interesse delle banche centrali occidentali, da cui attingono denaro a buon mercato per gli investimenti.
Il Pil dell’Italia nel 2010 crescerà più del previsto, ma non supererà il +1,3%. La Francia ha dovuto abbassare le sue previsioni di crescita che ora sono analoghe alle nostre, però con un deficit di bilancio maggiore. L’Agenzia Moody’s ha fatto sapere che potrebbe togliere una A alla Francia. Inoltre nell’euro zona c’è un’area debole costituita da Spagna, Portogallo, Grecia, e Irlanda. Ciò contribuisce a spiegare perché noi, che di solito esportiamo molto verso questi Paesi abbiamo una ripresa notevolmente minore della tedesca. Ma ci sono anche altre ragioni. La nostra industrializzazione è più recente. E negli anni '90 sono state fatte privatizzazioni sbagliate che hanno dato luogo allo smantellamento della nostra grande industria chimica, biochimica e agro alimentare (Sir, Montedison e Ferruzzi ), elettronica di consumo (Italtel), siderurgica (Finsider). Inoltre i tedeschi esportano auto, mentre la Fiat sino a ieri era disastrata. I nostri contratti di lavoro sono stati sin qui rigidi. I tedeschi invece puntano sui contratti aziendali legati alla produttività. Le nuove prospettive tipo Pomigliano d’Arco stanno decollando, favorite dalla politica tributaria del governo di de tassazione dei salari legati alla produttività, ma c’è la contestazione della Cgil. Le nostre imposte su imprese e investimenti sono più alte che le tedesche anche se si sono fatti passi avanti nella riduzione. Abbiamo più complicazioni burocratiche. Insomma, occorre imitare di più la Germania di Angela Merkel.