Per la Borsa il primo venerdì 2008 è nero

da Milano

Per chi ama le cifre ad effetto, eccola: 162 miliardi di euro sono stati bruciati ieri dalle Borse europee. Tutti i mercati sono sprofondati: la Borsa peggiore in Europa è stata Zurigo (meno 2,27%), seguita da Londra (meno 2,02%) e da Milano (meno 1,84%). All’alba Tokio aveva esordito con un secco meno 4%, scendendo ai minimi da 17 mesi. (Unica eccezione: Hong Kong, più 2,35%).
Ma le ragioni vengono soprattutto da Oltreatlantico. Negli Stati Uniti sono stati i dati mensili sull’occupazione, peggiori delle previsioni, ad alimentare ulteriormente i timori di recessione già esistenti: la miscela esplosiva è fatta di petrolio (ieri sotto i 98 dollari), di inflazione, di aumento dei prezzi e di rallentamento dei consumi. Wall Street, che alla sua apertura ha influenzato negativamente i mercati del nostro Continente, ha mosso subito al ribasso, sprofondando, in chiusura, dell’1,99%; ancor peggiore il Nasdaq, trascinato al ribasso da Intel, che sul giudizio negativo degli analisti di JpMorgan Chase ha travolto in una spirale ribassista la maggior parte delle azioni del settore informatico: in chiusura il listino ha perso il 3,77%.
In questo clima grave, il presidente George Bush ha incontrato il capo della Fed, Ben Bernanke, e il segretario del Tesoro, Henry Paulson. Dopo l’incontro, Bush si è sentito in dovere di spendere parole di fiducia: «I mercati finanziari sono forti e sani»; tuttavia ammettendo «qualche incertezza», ha ammesso che la crescita non deve essere data per scontata. Intanto però il tasso di disoccupazione Usa è salito in dicembre del 5%, mentre i nuovi posti di lavoro sono stimati in 18mila contro i 70mila previsti dagli analisti: numeri che non si vedevano dal 2003. Così la Federal Reserve, che sta attentamente valutando il rischio-inflazione, si starebbe orientando a un taglio dei tassi minori di quanto i mercati prevedano, o addirittura - come scrive il Wall Street Journal - «in un’inversione di rotta». Intanto ieri, ancora la Fed ha deciso di raddoppiare a 30 miliardi di dollari gli interventi per sostenere la liquidità del mercato.
Il fragile mercato finanziario italiano, come sempre, fa le spese dello scenario globale. Piazza Affari ha cominciato l’anno con una sequenza di risultati negativi. La (brevissima) settimana d’esordio del 2008 ha fatto cadere l’indice generale, il Mibtel, del 3,08%, quando l’avvio sia del 2006 che del 2007 era stato positivo. La quota di ieri, 28.495 punti, è inferiore ai forti ribassi che già c’erano stati nel novembre e nell’agosto del 2007, riportando il mercato ai livelli dell’estate 2006. Secondo gli analisti, il prossimo punto di supporto è intravedibile a quota 26.500, sui minimi dell’estate 2006. Né la situazione tecnica del listino, né l’andamento generale dell’economia fanno prevedere vistosi recuperi a breve, gli investitori dovranno abituarsi a convivere con un andamento del mercato nervoso o, come si dice, a dente-di-sega.
Le vendite ieri hanno colpito tutto il listino, risparmiando solo i titoli dell’energia. Oltre a Fiat (cui è dedicato un altro articolo: meno 6,99%,) titoli blasonati come Pirelli, Stm, Prysmian, Impregilo, Autogrill, Bulgari e Luxottica hanno ceduto tra il 5 e il 7%, anche a causa della debolezza del dollaro. Da segnalare Terna, balzata del 5,87% dopo i ritocchi alle tariffe e gli incentivi previsti dall’Autorità per gli investimenti nella rete. In controtendenza anche Eni e Saipem, in tenuta Enel.