La Borsa puntella le banche europee ma aumentano i crediti «rischiosi»

Le grandi banche europee sembrerebbero quasi guarite dalla crisi ma in realtà a dare ossigeno ai loro conti (15,6 miliardi l’utile aggregato a metà 2009) è stata ancora una volta la finanza, mentre sul fronte dell’economia reale l’esplosione delle perdite sui crediti tradisce l’impatto della recessione su famiglie e imprese.
A lanciare l’allarme sono gli esperti di R&S Mediobanca dopo aver passato in rassegna i conti delle prime 18 banche europee, tra cui le italiane Unicredit e Intesa Sanpaolo. Superato il collasso del 2008, quando i governi europei hanno messo in atto piani di salvataggio per 1.265 miliardi di euro, il mondo del credito è infatti riuscito a tornare in attivo soprattutto grazie al cosiddetto «risultato da trading» (+27,9 miliardi, contro il buco di 59,7 miliardi della seconda metà del 2008). Si tratta però dell’effetto della ripresa delle Borse sui portafogli delle banche (+70% la capitalizzazione delle big europee dallo scorso dicembre) mentre i crediti dubbi lordi del sistema sono saliti a 358 miliardi (+22%), contro i 294 di dicembre 2008. Un motivo quindi di preoccupazione, si evince dallo studio di R&S, soprattutto se le Borse internazionali dovessero interrompere il rimbalzo in atto iniettando nella caduta nuovo veleno nelle vene delle banche. Anche perché nel 2008 senza i 22 miliardi di benefici contabili connessi agli Ias 39 la situazione sarebbe stata peggiore. Da qui l’opportunità di diminuire il limite consentito per la cosiddetta «leva», anche perché le regole di Basilea II «assorbono» più capitale per il rischio connesso ai prestiti concessi a famiglie e imprese che non per gli investimenti finanziari.
In ogni caso se la tendenza del primo semestre, come sembra, si confermerà il risultato di negoziazione dei big bancari europei nel 2009 sarà ampiamente superiore anche ai 36,6 miliardi segnati nel 2007, ovvero l’anno prima della crisi. Per l’utile netto, invece, le distanze sono incolmabili rispetto ai 97,4 miliardi del 2007. A incidere sono proprio le perdite sui crediti, che appaiono destinate a registrare livelli nettamente superiori agli anni passati, dopo avere totalizzato 62 miliardi nel gennaio-giugno 2009, contro gli 86 miliardi dell’intero 2008 (59,8 miliardi nella seconda metà) e i 37,6 miliardi del 2007 ed essere ora pari al 28% dei ricavi totali.
Passata l’emergenza le banche devono quindi ora confrontarsi con l’impatto crescente della recessione. Come dimostra il forte aumento dei crediti dubbi, che rappresentano ormai il 28% dei mezzi propri contro il 24,5% a fine 2008 e sono pari all’1,9% dei crediti totali verso la clientela (era l’1,5% sei mesi prima). Per le banche italiane (oltre a Intesa e Unicredit sono conteggiate Mps, Bpm, Mediobanca, Ubi, Banco Popolare e Bper) le incidenze sono ancora più elevate, essendo rispettivamente pari al 68% del patrimonio netto tangibile (dal 54,9%) e al 4,5% dei crediti totali (dal 3,3%), a causa della minore politica di copertura dei crediti dubbi rispetto alla media Ue (45% contro 54%).