La Borsa riapre il risiko Capitalia si impenna (+5%)

Piazza Affari punta sulle nozze con Intesa ma Roma resta fredda. Il lavoro degli hedge fund e le voci sul Credit Agricole

Massimo Restelli

da Milano

Da un lato la pretesa marcia di avvicinamento del Santander, dall’altro la scommessa che il corteggiamento avviato da Banca Intesa evolverà in azioni concrete. Le armate in campo mantengono le insegne abbassate ma Piazza Affari scommette che il risiko di Capitalia avrà presto un vincitore. L’esito è stato un altro deflagrare di acquisti sul gruppo romano (più 5,38% a 6,69 euro) che ha visto passare di mano il 2% del capitale. Un rialzo, favorito dalle ricoperture dei fondi speculativi (secondo Ing il titolo potrebbe arrivare a 7,2 euro), che nelle sale operative è stato però collegato al flusso di acquisti in corso da tempo su Capitalia (più 1% anche mercoledì in una Borsa piatta). Fino a ipotizzare un intervento del Credit Agricole. Parigi, grande azionista di Intesa (15%), avrebbe infatti iniziato a rastrellare Capitalia in un’ottica «preventiva» finalizzata a evitare una diluizione della propria partecipazione nel caso Milano e Roma diano vita a un aggregato da oltre 50 miliardi di capitalizzazione. Un avvicinamento a marce forzate cui ha fatto eco il lavoro di alcune case d’affari, impegnate a stimare multipli e sinergie (circa un miliardo quelle pretasse) dell’eventuale integrazione. Malgrado il via libera allo shopping del patto dell’istituto milanese, i tempi non sembrano tuttavia stretti sia per le traversie giudiziarie del presidente del gruppo romano, Cesare Geronzi sia per la volontà del presidente di Intesa Giovanni Bazoli di avviare unicamente «operazioni amichevoli». Un presupposto che al momento non sembra soddisfatto. Perlomeno stando alla freddezza con cui l’ad di Capitalia Matteo Arpe avrebbe finora accolto le avances di Milano. Tanto che alcuni ipotizzano che Roma potrebbe tentare un «arrocco» con gli olandesi di Abn Amro (cui fa capo il 7% del capitale) inglobando Antonveneta. Uno scenario smentito dal gruppo romano da cui trapela un «grande fastidio per il continuo alimentarsi di indiscrezioni che rinforzano la speculazione» e dove si nega che sia stata messa allo studio alcuna operazione.
Un quadro confuso dove con lo scorrere delle ore ha progressivamente perso peso anche l’idea, rilanciata da Panorama Economy, che il Santander lasci il Sanpaolo (di cui detiene il 7% sindacato, il patto scade nel 2007) per subentrare ad Abn Amro in Capitalia. Quello che è certo è che l’intera partita è sotto la lente della Consob (che potrebbe chiedere una fotografia aggiornata dell’azionariato romano) e che i 17,3 miliardi di capitalizzazione raggiunti da Capitalia rappresentano un freno ai desiderata di Bazoli. Visto che, nel caso di uno scambio azionario, l’accordo rischia di essere sbilanciato verso Roma e che un’Opa cash richiederebbe un grande sforzo ai soci Intesa.