Borsa, scambi boom ma Milano frena

Opa a quota 22 per un totale di 5,6 miliardi Mercato avaro

da Milano

L’epidemia dei mutui subprime ha schiacciato gli indici ai livelli di settembre 2006, trasformando Piazza Affari nel listino peggiore d’Europa, ma dal punto di vista «industriale» il 2007 è stato un altro anno florido per Borsa Italiana. Costellato da record in termini di scambi (1.570 miliardi) e di numero di società quotate: 344 il totale rispetto a un saldo precedente di 311 realtà. Luci e ombre del listino milanese emergono nel tradizionale autoritratto di fine anno tracciato dalla società guidata da Massimo Capuano che a ottobre si è consegnata all’inglese Lse per creare un’unica superborsa europea: le Opa sono state 22 ma il mercato si è rivelato «avaro» con gli investitori, raccogliendo (8,4 miliardi) più dei 5,6 miliardi restituiti con le offerte pubbliche.
Piazza Affari maglia nera. Dopo quattro anni di crescita ininterrotta, il crollo di Mibtel (meno 7,8%) e dell’S&P Mib (meno 7%) ha posto Milano in coda alla compagine delle Borse europee guidate dalla riscossa di Francoforte (più 22%). Anche Stoccolma (meno 5,7%) e Zurigo (meno 3,4%) hanno fatto meglio di Piazza Affari superata al ribasso solo da Tokio (meno 11%). La motivazione, secondo il presidente di Borsa Italiana Angelo Tantazzi, va ricercata nel peso preponderante sull’Mta dei titoli finanziari (43% contro il 30% degli industriali), le realtà più penalizzate dalla crisi Usa.
La miniborsa perde sul Pil. Deludente tuttavia anche la capitalizzazione complessiva che con 731 miliardi (779 miliardi un anno prima) rappresenta ora il 47,8% del prodotto interno lordo (era il 53% nel 2006 e il 70% nel 2000) perdendo ulteriormente rilevanza rispetto all’economia del Paese. Milano da sola sarebbe sesta in Europa, ma guadagna la testa grazie all’asse con Londra (3.432 miliardi).
Operatori sempre più «attivi». Malgrado la delusione degli indici gli ingranaggi industriali di Borsa Italiana lavorano a pieno regime. Come dimostra il picco storico degli scambi (più 39% a fronte di 72,3 milioni di contratti) per una media giornaliera di 6,29 miliardi di euro. Fervente anche l’attività sui titoli a media e piccola capitalizzazione e nelle altre divisioni specializzate: dal Sedex al segmento dedicato agli Etf, dall’Idem al mercato serale.
Listino record; 32 matricole. Realtà estere dell’Mta international comprese, sono 344 le società su cui si può investire in Piazza Affari. Senza i titoli stranieri le aziende sono 307 (17 in più del 2006). Le nuove ammissioni sono state 49, come nel 2000, in pieno boom borsistico, e in 32 casi si è trattato di matricole. Di queste tuttavia solo nove si sono dimostrate un buon affare per le famiglie italiane: la migliore è stata Maire Tacnimont (più 24,4% dal collocamento) seguita da Enia (più 15%) mentre il bilancio è molto deludente per quanti hanno scommesso su Omnia Network (meno 58,5%), Conafi Prestito (meno 52,4%) e Aicon (meno 51,3%).
Saipem in rosa tra le Big. Acotel si è aggiudicata la maglia rosa (più 341,1%) distanziando Basicnet (più 119,6%) mentre chiudono la classifica Cell Therapeutics (meno 75,1%) e Italease (meno 74,4%). Quanto ai pesi massimi del istino, la fiammata del petrolio ha surriscaldato Saipem (più 38,5%) e Aem (più 23,2%). Bene anche Fiat (più 21,3%) mentre le peggiori sono state Fastweb (meno 41,9%) e Seat (meno 40,3%). Perdite a due cifre per banche e assicurazioni, dove si è però mossa in controtendenza Generali (più 1,9%).