Borsa, il titolo prima vola e poi si ferma a +1,5%

da Milano

Rcs riprende la sua corsa a Piazza Affari, spinta anche dalla notizia che Gemina, che fa parte del patto di sindacato, uscirà definitivamente dalla compagine azionaria. In Borsa entrambi i titoli sono stati oggetto dell’interesse degli investitori. Per l’editore del Corriere della Sera il fermento è comunque sempre legato alla scalata in corso e all’attesa di eventi clamorosi, come il lancio di un'Opa. All'indomani di una giornata molto turbolenta, il titolo ieri prima ha preso la rincorsa per poi frenare nel pomeriggio, qualche ora dopo che il presidente del Consiglio ha escluso qualsiasi appoggio diretto o indiretto alla scalata. L'azione Rcs ha quindi chiuso la seduta in rialzo dell'1,5% a 6,35 euro, dopo un picco in mattinata a 6,45 euro. Complessivamente sono passati di mano 3,8 milioni di azioni (0,52% del capitale) contro gli oltre 5 milioni di lunedì. Nel tardo pomeriggio di ieri ambienti vicini alla Consob hanno assicurato che la Commissione «sta effettuando un attento monitoraggio e un'attenta valutazione della vicenda Rcs in tutti i suoi aspetti».
A movimentare le prime ore di negoziazione erano state le anticipazioni sulla vendita della quota residuale dell'1% di Rcs da parte della Gemina della famiglia Romiti. Al giungere delle conferme si è tuttavia capito che l’operazione non ha portata speculativa, poiché la quota andrà in prelazione agli altri membri del sindacato. «Non venderemo a terzi» ha detto una fonte del gruppo, escludendo quindi di dare una mano ai riders. Secondo lo statuto del patto, le azioni saranno offerte in prelazione pro quota agli altri soci-membri.
Il titolo Gemina, da parte sua, si è impennato del 4,1% nell’attesa delle cospicue plusvalenze che potranno venire dalla cessione. Poco più di un anno fa la finanziaria dei Romiti vendette al patto l’8,6% di Rcs a 4,4 euro (contro i 3,3 che allora quotava in Borsa e i 2,7 del prezzo di carico), incassando 277 milioni. Oggi il titolo sarà ceduto a non meno dei corsi di Borsa, superiori di quasi il 30% a quello dell’operazione del giugno 2004. Il valore della quota è stimato non inferiore a 40 milioni.
I Romiti ora intendono concentrare il loro impegno in Aeroporti di Roma, società nella quale puntano al controllo. Adr è controllata al 51% dalla Leonardo finanziaria (Gemina 42%, Falck 31%, Italpetroli di Franco Sensi 16%, Impregilo 11%); i patti che legavano i quattro soci sono scaduti da pochi giorni, e già i Romiti hanno acquisito la quota Italpetroli, sottoscritto un’opzione con Impregilo e avviato delle trattative con i Falck.
Frattanto, ieri si è appreso che Unicredit non ha più in pegno le azioni Antonveneta di Magiste. Rispetto all'assemblea dello scorso anno, infatti, c'è stato un cambio di pegni per la quota di Stefano Ricucci ora sotto sequestro da parte della magistratura. Segnale della rottura tra l’istituto e l’immobiliarista, adombrata nelle intercettazioni là dove Ricucci si lamentava che la banca gli aveva chiesto di rientrare dei propri affidamenti.